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La Posta

24.05.2020

Sparpagliarsi non basta
Lo dice anche il prof. Strusa

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Pensavo che dopo la scellerata movida di lunedì scorso, primo giorno di libera uscita - scrive la Olga - le forze dell'ordine avrebbero presidiato i luoghi canonici dello spritz impedendo nuovi assembramenti. E invece i movidari hanno fatto il bis venerdì sera intasando il loro angolo di piazza Erbe fino alle due di notte e riducendo il Toloneo in un luamàr di bottiglie vuote. Adesso il prefetto ha dato ordine che vengano serviti solo i clienti seduti ai tavoli ma me bala un òcio che giovanotti e giovanotte resteranno incollati alle careghe rinunciando a pavoneggiarsi col bicér sul loro solito palcoscenico con la mascherina ammainata a bavaról. Il mio Gino dice che ci vorrebbero gli idranti, come gli ha suggerito il Mettifogo, il suo amico pompiere. Io dico invece che se già lunedì sera qualcuno di questi menefreghisti fosse stato multato, anche tutti gli altri casinari avrebbero abbassato le réce e sarebbero andati a piangere dalla mamma. Me vien da sganassàr a leggere che le autorità pretendono responsabilità da gente che solo le maniere forti (il sale delle sanzioni, non l'acqua degli idranti del Mettifogo) possono ammansire come pegoréte. Potranno riunirsi in branco quando l'emergenza sarà finita, ma non adesso che potrebbe bastare un stranùso per far salire il numero dei contagi e tornare ai cadenassi. «Sparpagliatevi!» è il motto del nostro sindaco. Era anche l’ordine che impartiva spesso D’Artagnan agli altri tre moschettieri ma solo perché tutti uniti rischiavano di dare troppo nell'occhio. «Mi me sparpàlio ancora prima che el lo disesse el sindaco - mi dice il mio Gino - e se tuti i fazésse come mi, ghe sarìa un sparpaliamento mia da schèrso». Sullo sparpagliamento individuale c'è però un saggio del filosofo-psicologo-sociologo Strusa, un breve scritto, un panfilo, come dicono le persone dotte, il quale sostiene che, visto che siamo in tanti, lo sparpagliarsi porta comunque involontariamente a imbrancarsi di qua o di là. E fa l'esempio di se stesso quando, volendosi sparpagliare, è finito in un gruppo di altri sparpagliati, ciascuno dei quali aveva creduto di essersi sparpagliato abbastanza da evitare di imbattersi in pericolosi assembramenti. •

Silvino Gonzato
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