20 luglio 2019

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La Posta

09.07.2019

Raccomandate e filovia
Come rovinarci la vacanza

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Silvino Gonzato Dopo aver caricato le valigie per andare a Rosolina Mare ed essere salita in auto sventolàndome co' la ventàla parché gh'era un caldo bisso - scrive la Olga - ho detto al mio Gino di guardare nella cassetta della posta che è fuori dal cancelletto del condominio. L'ha aperta e ci siamo rovinati la vacanza perché sotto l'ombrellone continuavamo a chiederci che cosa potesse riguardare la raccomandata di cui il postino aveva lasciato l'avviso di giacenza. Essendo partiti di sabato pomeriggio, la Posta era chiusa e quindi non avevamo potuto andarla a ritirare. É un classico che gli avvisi di giacenza arrivino sempre nel momento in cui si parte per il mare o per i monti. Una multa non poteva essere perché sennò ci avrebbero lasciato una busta verde come la faccia di chi la riceve. «Se sémo desmentegà de pagàr 'na boléta del gas, de la luce? Gh'émo debiti in giro? Éto pagà el savatìn?» chiedevo al mio Gino. «Émo pagà tuto, anca la tassa su le sgaùie, l'unico debito che g'ò l'è col Pissalongo che el m'à vinto sete euro alle carte ma no credo che el m'àbia mandà 'na racomandata» mi rispondeva. Nella cassetta della posta c'era anche un giornaletto intitolato "Opera Filovia" che ho letto ciapàndo el sol. Scrivendo di proprio pugno, il presidente dell'Amt, Barini, spiegava che i lavori per la filovia avrebbero avuto «un impatto medio sulla vita quotidiana della popolazione». Mi sono detta che è vero perché quando i veronesi sentono parlare di filovia, fanno scattare il dito medio. Però mi sono detta anche che i commercianti di San Paolo che si vedranno buttare giù i negozi non si potranno limitare al dito medio. Barini scriveva anche che i lavori non avrebbero impedito ai residenti di uscire di casa e, eventualmente, di rientrarne. Mi è parsa una buona notizia che ho comunicato ai vicini di ombrellone che, essendo di Mantova, non glien'è fregato un tubo. Anche i mantovani avevano ricevuto un avviso di giacenza e tiravano siràche nella loro lingua. «Consolémose» ho detto al mio Gino.

Silvino Gonzato
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