18 novembre 2019

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La Posta

17.10.2019

Quel bosco spontaneo
destinato a sparire

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Quando sento parlare di "progetto di riqualificazione" - scrive la Olga - me méto le man nei cavéi. Adesso si vuole riqualificare l'ex cava Speziala di San Massimo tagliando il grande bosco spontaneo che vi è cresciuto e i cittadini insorgono contro i consiglieri della terza Circo-scrissión che hanno avallato il progetto della società privata che ne è proprietaria. La gente ama il verde e vorrebbe tenerselo stretto perché il verde è gioia per l'anima e salute per il corpo ma gli amministratori, nel caso di San Massimo, sono pronti a barattarlo con la ristrutturazione dell'impianto sportivo. Qualche mamma avrà raccontato ai suoi bambini che in quel bosco abitano Biancaneve e i sette nani e le sarà penoso, un giorno non tanto lontano in cui gli alberi non esisteranno più, dirgli che la simpatica combriccola ha dovuto sfollare. La cava, dopo che sarà raso al suolo il bosco, verrà riempita di terra (secondo la società proprietaria) o di sgaùie (secondo il capogruppo di Sinistra e Verona in Comune, Bertucco) e sopra sorgerà un parco. Sarebbe un'idea ecologica, di quelle che piacciono all'assessora Pippi Calzelunghe, ma il problema, se avesse ragione Bertucco, sarebbero le sgaùie, la discarica. Le sgàuie sono un affare, valgono oro per chi ha il posto per sotterrarne in grande quantità. «El Momi co' le sgàuie l'à fato i schei - mi dice il mio Gino -. El g'avéa i campi de persegàri ma el se lamentava che al marcà i ghe dava 'na miseria. Un giorno l'à dito "In mona anca i persegàri", l'à cavà su tuto e l'à fato un buso grande come l'Arena. Ghe rivava sgaùie parfìn da la Cina». Sgàuie o non sgaùie, fatto sta che il falegname Scaiaròla che frequenta el bareto e che per anni ha dovuto comprare il legno in Romania, el se sfrega le mane ogni volta che il Comune o qualche privato decidono di fare strage di alberi. Con un tronco di un pino marittimo tagliato allo Stadio per fare largo alla filovia ha già costruito un armarón e du comodini. A mi m'à ciapà la pissicosi. Ogni volta che vedo un albero me lo immagino già defunto mentre ne caricano il tronco su un camion. Ieri ai Giardini Lombroso mi è parso di vedere tutte sòche. «Sa g'àla?» el m'à domandà un barbón ch'el m'à visto stranìa. «Ò perso el can» gli ho risposto.

Silvino Gonzato
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