31 maggio 2020

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La Posta

09.04.2020

Pranzo pasquale a domicilio
L'illusione "de magnàr fora"

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Le mie amiche - scrive la Olga - mi telefonano per gli auguri pasquali. Fino all'anno scorso mi chiedevano: «Cosa féto a Pasqua?». E io rispondevo che io e il mio Gino saremmo andati a pranzo alla "Trattoria dai Onti" o che avremmo fatto una gita in collina portandoci dietro il frighetto del picnic o che, se fosse stata prevista pioggia, saremmo andati in comitiva a fare bàito dal cinese Tan, detto Tano, che ha una casa grande come una pagoda.Adesso, visto che per colpa del virus non ci si può muovere da casa, le amiche mi chiedono: «Cosa féto da magnàr a Pasqua?». E io rispondo: «Paparèle coi fegadìni, ànara col ripién e 'na torta co' le fragole». Scopro così che sono la sola a cucinare perché tutte si fanno portare le pietanze da trattorie o ristoranti che, essendo chiusi per decreto, si sono organizzati per recapitare il pranzo a domicilio. «Brava - dico alla Elide che mi legge il menù - l'è un modo par magnàr fora sensa andàr fora». «E a Pasquetta? - le chiedo - te fèto portàr anca i óvi duri?». «No - mi risponde - quei me li cusìno mi, ma so che l'Ernesta l'à ordinà anca i ovi duri parché la dise che no ghe par gnanca festa a métarse ai fornéi».Credo che a tanti quest'anno le feste pasquali «no le ghe pararà gnanca feste» tanto più che non si potrà neanche andare a Messa e che anche il Venerdì Santo sembrerà meno santo: molti tra i credenti invidieranno il sindaco Sboarina che farà da chierichetto al vescovo durante la Via Crucis. La Ada di Ponte Crencano mi ha telefonato per dirmi che sul Lungadige Attiraglio, approfittando dell'assenza di traffico, vi passeggiano le anaréte. «La natura la se slàrga, noaltri gh'émo un'aquila sul lampión davanti a casa» le ho risposto.Il mio Gino che qualche volta mando a farmi una commissione in bicicletta, si lamenta che i pochi pedoni che incrocia lo insultino. «Sarà parché, con la me baréta del Giro d'Italia - mi dice - i crede che sia un ciclista che se aléna e i me ne dise par i porchi». «Ma va là - gli rispondo - come féto a pensàr che i te scambia par un ciclista che se aléna se te sì ormai vècio stracampìo? Magari i crede che te porti a ciapàr aria el virus e i te sìga drìo parché t'el spampàni dapartuto».

Silvino Gonzato
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