28 maggio 2020

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La Posta

30.03.2020

Pasqua chiusi in casa
col bottiglione di Lexotan

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Quanti erano negli anni passati - scrive la Olga - gli italiani che a Pasqua si mettevano in viaggio? Cinque, sei milioni? Andavano a dare una sbirciatina al mare dove avevano prenotato le vacanze estive. Andavano alle Maldive e ai Caraibi. Era Pasqua. Lo sarà anche quest'anno ma il massimo degli spostamenti sarà quello di andare a portare il cane a fare i bisogni entro il raggio di duecento metri da casa. In una lettera al Papa il ragionier Dolimàn chiede di protrarre la quaresima per altri quattro mesi in modo da far slittare la Pasqua a fine luglio. «Per salvare almeno ristoranti e alberghi» spiega. Non è un'idea cristiana perché Cristo non può rimandare la resurrezione scombussolando il calendario liturgico. Pasqua in luglio vorrebbe dire Ascensione a fine agosto e Pentecoste in settembre. Rassegniamoci quindi a trascorrere la prima Pasqua della nostra vita chiusi in casa per, seppur legittima, costrizione. Pasqua in casa in una città deserta e con il bottiglione di Lexotan accanto: un sgorlón tre volte al giorno per combattere l'ansia come prescritto dal dottor Bugansa che ne beve a damigiane. «Se almànco a Pasqua e a Pasquetta piovesse» brontola il mio Gino. Ci sono state altre Pasque che io e il mio Gino abbiamo passato in casa ma un conto è farlo di propria volontà e un conto esserne costretti da un virus arrivato in bìsness class dalla Cina. Mi telefona la Elide: «Cosa féto a Pasqua?». «Cosa vuto che faga? Me grato» le rispondo. «E ti?» le chiedo. «Anca mi. Ansi me farò gratàr dal me Remigio». La primavera va avanti senza di noi. Ci ritroveremo in estate senza aver visto le violette nei prati. Accorpare primavera ed estate sarà possibile solo se Conte lo sancirà con un decreto. I carabinieri hanno multato el cavalier del Recioto, Toni Sbusasése, perché sull'autocertificazione aveva scritto che andava a casa del nonno malato. Si sarebbe trattato di un legittimo gesto d'amore nepotale se el Toni non avesse settant'anni. Gli stava portando il vermut e i savoiardi. Poro Toni, gh'è partìo el sarvèl. È una delle tante vittime della clausura. Finita l'emergenza bisognerà riaprire i manicomi. Credo che a Pasqua non vi sarà solo il previsto picco dei contagi da Coronavirus. •

Silvino Gonzato
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