22 settembre 2019

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La Posta

23.08.2019

Non sparate sulle sagre
C’è chi ci si diverte

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Ormai - scrive la Olga - la domanda di rito è: «A che sagra vèto stasera?». Scorrendo il calendario delle feste patronali c'è l'imbarazzo della scelta. Nei quartieri e nei paesi è tutta una sagra. Il programma prevede musica dal vivo, albero della cuccagna (non sempre), pesca di beneficenza e fuochi di artificio ma soprattutto, per una modica cifra, se magna (mal, ma se magna). Ci si va presto per accaparrarsi un posto ai lunghi tavoli di legno (quatro asse inciodà, spesso coi gròpi)) e ogni tanto ci si alza dalla dura panca per sgranchirsi le gambe informigolà e per dare un po' di sollievo alle culate. Quando ci si alza si rischia di perdere il posto e allora si resta in piedi con la panca tra le gambe. Inevitabilmente il posto lo si perde se lo si lascia per qualche minuto per andare allo stend a prendersi il piatto di risotto o di lugàneghe e el bicér de vin. Occupare la panca depositandoci qualche capo di vestiario (di solito un golfino, raramente le braghe o le còtole) si rischia di non trovarlo più perché i ladri vanno alle sagre anche per rinnovare il guardaroba. Il mio Gino ama questo genere di manifestazioni ma io più ci sto alla larga, meglio sto. Non per far torto ai santi patroni in onore dei quali si organizzano ma perché nel casìn non mi trovo a mio agio. Avendo però a cuore la pace familiare, accontento il mio Gino una volta sì e una no, così ogni due sagre ne saltiamo una. A una delle ultime a cui siamo andati c'era l'albero della cuccagna e con grande sorpresa abbiamo visto rampegàrse sul pal anche il cinese Tan detto Tano che ha vinto quattro salami, due galline vive ma già spennate e un biglietto per la funicolare di Castel San Pietro. Il mio Gino è un appassionato della cuccagna e sostiene che è lo sport più completo dopo il gioco delle bocce. A differenza di una volta, oggi le sagre durano almeno una settimana ma dopo tre giorni a chi ci abita vicino saltano i nervi e viene internato nei reparti di neurologia. Un vècio cazadór di un paese della Valpolicella è stato fermato appena in tempo dalla moglie mentre stava caricando el s-ciòpo per sparare dalla finestra su un'orchestrina càuntry coi balìni da léoro. Per questo dico al mio Gino che andare alla sagre è pericoloso ma da 'sta récia no'l ghe sente. •

Silvino Gonzato
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