14 dicembre 2019

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La Posta

14.11.2019

Mercatini, riecco Corsi
e la cultura del codeghìn

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Tornano i mercatini de Nadàl - scrive la Olga - e da Venezia con l'acqua alta fa sentire la sua voce l'ex consigliere comunale alle sagre Enrico Corsi, ora consigliere regionale, che dei mercatini è stato il padre. Dice che prima delle 2007, anno in cui apparvero in piazza dei Signori le prime baracchette di Norimberga, Verona era «una città poco frequentata, quasi morta». È pur vero che Corsi ha l'alibi dell'acqua alta che ha invaso anche la sede del Consiglio regionale, ma qualcuno gli deve dire che una città la quale, nonostante i suoi tesori architettonici e la straordinaria ricchezza del suo patrimonio artistico e culturale, ha bisogno delle baracchette de Nadàl per uscire dal coma, resta comunque «quasi morta». Gli deve dire, magari 'ne 'na récia, che la vitalità di una città non si misura dalle centinaia di migliaia di visitatori che accorrono e la imbùgano fino alla paralisi per vedere i mercatini di Norimberga e strafogarsi di würstel e crauti. Corsi sostiene che, grazie alla sua creatura, Verona ha più visitatori di Venezia, tre milioni e mezzo. Il mio Gino mi fa notare che è una dichiarazione da vin alto più che da acqua alta perché Venezia ne ha molti di più e che se attira tanta gente non è per i banchéti del ponte di Rialto. A Venezia con l'acqua alta c'era anche il nostro assessore al Commercio, Zavarise, il quale, annunciando che i mercatini che verranno inaugurati sabato prossimo rappresenteranno per la prima volta un «binomio forte tra commercio e cultura», ha elencato i pezzi forti del patrimonio culturale della nostra città: la pearà, el codeghìn, el pandoro e el vin. «L'à lassà fora i bomboloni de le fritolóne de piassa Erbe, anca quei iè cultura o me sbàlio?» mi fa notare il mio Gino. «'Na desmentegànsa la pol capitàr a tuti - gli rispondo - Mi stamatina me son desmentegà de ponciàrte i calséti». Dalla dichiarazione dell'assessor Zavarise finalmente si ha un'idea di come Verona celebrerà l'anniversario dantesco del 2021: gran ramine de pearà da servire nelle piazze, vino per tutti fino ad esaurimento delle damigiane, una collana di codeghìni attorno al collo della statua del sommo poeta in piazza dei Signori e il sindaco che terrà il discorso in piedi sul carrello dei bolliti.

Silvino Gonzato
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