04 giugno 2020

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La Posta

31.03.2020

Le polveri della steppa
Il contagio e le torte

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Con oggi - scrive la Olga - cadono i divieti di circolazione delle auto imposti dal Comune nell'ambito della lotta allo smog. Potendo, ci si potrebbe scarrozzare da una parte all'altra della città se non fosse che... E infatti: «I ne tol par el c...» commenta il mio Gino ben sapendo che l'osservanza di altri, ben più importanti divieti, ci impedisce di mettere il naso fuori dalla porta. Fatalità, se non ci fosse il coronavirus potremmo tirare fuori l'auto dal garage in un momento in cui le polveri sottili hanno però raggiunto un picco mai visto quest'anno per colpa non dei tubi di scarico e dei camini delle case, ma dei venti che spirano dalle steppe e dai deserti. Da ignorante enciclopedica, mi chiedo che pericolosità possano avere le polveri che ci arrivano da parti del mondo in cui si aggirano solo lupi e cammelli dai cui tubi di scarico possono uscire solo mefitiche ma non letali flatulenze. E immagino l'assessorina Pippi Calzelunghe, cui il coronavirus sta rubando la scena da settimane, impegnata a trovare contromisure alla spiazzante novità. Intanto, chiusi nelle nostre case, come se non bastasse la pena della clausura, i virologi, che in televisione hanno sostituito i cuochi, ci stanno terrorizzando. Sono diventati delle star e ognuno sembra fare a gara a chi ci angoscia di più. Cerchiamo di distrarci facendo torte (ne faccio due al giorno) ma non appena accendiamo il televisore eccoli lì con apocalittiche previsioni. Non pretendiamo che a parlare del coronavirus la televisione inviti Pippo Franco, ma abbiamo bisogno anche di un po' di conforto, di una parola di speranza, non di essere sepolti ancora prima di essere morti. «Son scoraià - mi dice per telefono la Elvira -. Televisión e giornài no i fa che parlàr de altro e a tute le ore. Qua i ne fa diventàr mati tuti. Ghe dago le gósse anca al gato parché el vedo agità». «Perché - le chiedo - no te te svaghi fazéndo 'na torta?». «Parché te sè che da quando è morto me pòro marì son mi sola in casa e g'ò el diabete». Non ci avevo pensato che non tutte possiamo passare le ore facendo torte. «Alora fa qualcos'altro» dico alle Elvira. «Bruschino el can». «Gh'èto anca el can?». «Sì, e a fòrsa de bruschinarlo no'l g'à più quasi pél». •

Silvino Gonzato
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