14 novembre 2019

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La Posta

04.11.2019

La notte di Àllouin a casa
di Tan il «cinese»

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Abbiamo deciso di passare la sera di Àllouin a casa del cinese Tan detto Tano - scrive la Olga - dopo aver dato un'occhiata sul giornale ai titoli dei film che avrebbero trasmesso in televisione. Ne elenco solo alcuni: «La casa degli sbudellati viventi», «Indovina chi mangiamo a cena», «»l dottor Tenebra e la moglie sadomaso», «Quella volta che il morto seppellì il becchino», «Loculo con vista», «Rosemary, la succhiatrice di ossa umane». «Gino - ho detto a mio marito - stasera no se pol gnanca impissàrla la television parché gh'è tuti film òrror. O stémo a casa a guardàrse nei òci o...». «O andémo dal Tano che el se ne sbate le bale de Àllouin - mi ha interrotta - tanto più che i cinesi i morti i le comèmora in aprìl». Ho subito telefonato alla Lin, detta Wanda, la moglie del Tano la quale si è detta molto contenta della nostra visita a patto che andassimo dopo cena perché i posti a tavola sarebbero stati tutti occupati da parenti. «Dìghe che portémo 'na damigianéta de torbolìn e el tortór par travasarlo nei fiaschi» mi ha sussurrato il mio Gino in una récia. «El tortór lo abbiamo» mi ha risposto la Wanda ridendo e mi ha spiegato che tortór in cinese è il nome di un giocattolo erotico. Quando siamo arrivati non c'erano careghe abbastanza e allora il Tano è andato a prenderne due dai vicini. La Wanda stava arrostendo delle castagne cinesi che, a differenza delle nostre, hanno la buccia pelosa e quando sono messe sul fuoco saltano come i popcorn disperdendo i peli, per cui era tutto uno starnuto. La damigianetta è stata subito prosciugata. I parenti erano rumorosi, soprattutto le donne che maliziavano sul nome «torbolìn» che in cinese doveva essere qualcosa di sconcio. C'era un'aria di attesa che io e il mio Gino non riuscivamo a decifrare. Poi abbiamo capito: i vicini, una decina, hanno fatto irruzione mascherati da zombie. Uno, che assomigliava a Mick Jagger dei Ròllin Stons, tuto insaguinà e pien de piaghe, mi si è seduto sulle ginocchia e ho tirato un sigo. Il mio Gino, spaventato a morte, l'è saltà sulla tòla ma i cinesi si divertivano e si davano il cinque con gli zombie più mostruosi. «Gino, scapémo» ho urlato a mio marito. E così abbiamo fatto.

Silvino Gonzato
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