31 maggio 2020

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La Posta

28.03.2020

La nostra vita in pigiama
dall’inizio dell’emergenza

La Posta della Olga
La Posta della Olga

È dall'inizio dell'emergenza - scrive la Olga - che io e il mio Gino viviamo in pigiama. Così come ci alziamo dal letto la mattina così ci torniamo la notte: impigiamati. È la tenuta dei tempi sospesi come quelli che ci ha imposto questa schifosa bestia coronata che non si riesce a domare. Più che vestire, il pigiama insacca.Ci sentiamo insaccati come salàmi nel buèl. Se avessi immaginato che per due mesi e forse più il pigiama sarebbe stato il nostro abbigliamento anche diurno, me ne sarei comprata un altro oltre ai due che possiedo ma adesso è tardi perché il decreto ha chiuso i negozi. Mi vesto una volta alla settimana, quando c'è da andare a fare la spesa al supermercato. Il mio Gino, invece, si infila il giaccone sopra al pigiama. «Te se vede le braghe a righe come quele dei paiàssi da circo» gli dico, ma lui mi risponde con un'alzata di spalle. Se fosse per lui, andrebbe a fare la spesa anche in savàte. È entrato nella mentalità del recluso oltre che del malato immaginario perché a forza di sentir parlare del coronavirus se lo sente addosso. «Dàme el termometro, Olga, che credo de avèrghe la féara» mi dice ogni tanto. Io gli tocco la fronte. «Te si fresco come 'na séola» lo rassicuro. L'alternativa al pigiama sarebbe la tuta ma la me fa el cul ancora più grosso. Non che abbia segreti col mio Gino ma è una questione di amor proprio. Ieri mio marito aveva il pigiama col patalón de drìo. «Gino - gli ho chiesto - par caso èto cambià sesso?». La Elide preferisce la camicia da notte. Dice che al suo Remigio piace così e lei è contenta: «El dise che son sexy, anca se la me ariva ai sgarléti e paro la nona de Capucéto Rosso». Il virus ci sta cambiando le abitudini ma credo che questa sia una delle poche destinate a sparire. Anche perché vedersi tutto il giorno in pigiama è deprimente. Ci ha suonato al campanello della porta el cavalier Marandèla. Anche lui in pigiama ma col capèl da alpìn e gli scarponi perché gli alpini nelle emergenze la prima cosa che fanno è mettersi il cappello. «Sempre pronti a dàr 'na man se ghe n'è bisogno» mi ha detto. Voleva avvisarci che nelle cassette della posta erano arrivate le mascherine. «Iè sensa l'elastico ma le g'à i busi par le réce. Mèio de gnente» ha aggiunto. •

Silvino Gonzato
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