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La Posta

11.02.2020

Indulgenza e simpatia
per quel ladro di cioccolatini

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Provo tenerezza - scrive la Olga - nei confronti di quel ladro seriale di cioccolatini che imperversa nei supermercati di Vicenza e che immancabilmente viene beccato all'uscita dalle guardie giurate senza nemmeno avere il tempo di assaggiarne uno. I tanti banditi che, anche nel Veronese, in questi giorni assaltano i bancomat non meritano pietà ma questo ladro di bonbon avvolti in luccicante carta stagnola non dico che abbia la mia incondizionata simpatia perché è pur sempre un furfante, ma penso che meriti indulgenza. Le scarne cronache dicono che è un quarantenne rumeno senza fissa dimora di cui sono note solo le iniziali, V.R., e che se non fosse così imbranato da farsi pizzicare ogni volta con le confezioni di cioccolatini, e talora anche di caffè, sotto il giubbotto, vorrebbe condividere il dolce bottino con un gruppo di connazionali che, come lui, bivaccano in un parco a ridosso del centro storico. È solo un'ipotesi ma, nel caso fosse davvero così, immagino la delusione degli amici che vedono arrivare V.R. a mani vuote. Suppongo che lo sommergano anche di improperi. «Ma come! Anche oggi senza cioccolatini?». E lui a spiegare che i cioccolatini sono la merce più difficile da rubare. Magari in passato era stato un ladro di scatolette di tonno che intascava con destrezza senza destare sospetti ma il cellophane che avvolge le scatole di cioccolatini è materia scivolosa, difficile da trattenere sotto il giubbotto se non si usano entrambe le mani nell'atteggiamento goffo di impedirne la caduta. Ed è proprio a causa del sospetto portamento che il goloso V.R. ha sempre fallito. Costretto a consegnare il malloppo, potrebbe aver chiesto inutilmente come consolazione di potersi deliziare con un cioccolatino al rhum. Molto più furbo di lui quel vecchietto che ho visto in un supermercato aprire una vaschetta di gelato, infilarci dentro le dita atteggiate a cucchiaio e portarsele alla bocca. «Pòro can" - ho pensato - no'l gavarà i schei par crompàrsene una» e mi sono trattenuta dal dargli del porco. Però non ho potuto fare a meno di dirgli «Siór, se el g'à el diabete, el gelato el ghe fa mal». «La pensa per éla» è stata la sua risposta. •

Silvino Gonzato
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