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La Posta

09.01.2019

I falò in Bra e nei quartieri
È qui la terra dei fuochi

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Il rogo della Vècia, che ha fatto saltare le centraline che misurano le concentrazioni delle polveri sottili nell’aria - scrive la Olga - ha confermato le contraddizioni di un’amministrazione comunale che, se da una parte istituisce i Mobility Day nel tentativo di salvarsi una presunta coscienza ecologica, dall’altra ci fa tabaccare quintali di smog con manifestazioni becere, come appunto la fogara in Bra, e creando continue occasioni sgangheratamente festaiole ognuna delle quali attira in città decine di migliaia di automobili. Salvo poi impedire di usare la macchina euro 3 ai cittadini che si devono spostare per lavoro o per andare a farsi visitare da un medico o per recarsi all’ospedale al capezzale di parenti o solo perché la domenica hanno diritto di andare a spasso. Non sono parole mie, anche se le sottoscrivo, ma del ragionier Dolimàn che ieri ha convocato in seduta straordinaria i vertici dell’associazione no profit, e per questo tassata da Di Maio, «No ghe ne podémo più». Al tavolo dei relatori, tra i quali c’era anche il frusinologo professor Tabaca, è arrivata una notizia secondo la quale per rimediare agli effetti del rogo della Vècia, il Comune aveva istituito 37 Mobility Day supplementari. Era una fèic niùs ma intanto una buona parte della discussione si era incentrata su questo ed è stato necessario riavvolgere il nastro. Il frusinologo Tabaca, dopo essersi passato nei busi del naso uno scovolino da pipa e averlo mostrato tutto infrusinà, ha invitato gli altri relatori, tra i quali aveva distribuito altri scovolini intonsi, a fare altrettanto. Il risultato, a ventiquattro ore dal rogo della Vècia, è stato identico. E il bello è che, a dimostrazione della tesi secondo cui «tutto quel che se buta par aria no se sa dove el vaga a finir», nessuno di loro era in Bra o nei dintorni. Addirittura il frusinologo Tabaca si trovava al Cerro e il ragionier Dolimàn all’Atollo di Moruri che è ancora più distante. Sull’esempio del Comune, come ha scritto su "L’Arena" il nostro Cangrande, quasi tutti i quartieri hanno bruciato la loro Vècia, col risultato che il giorno dell’Epifania Verona ha fatto concorrenza alla «terra dei fuochi». E poi si vuole candidare la città come capitale della cultura. Quale cultura? Questa?

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Silvino Gonzato
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