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La Posta

18.05.2020

El sagrestàn Gelmo adesso è disoccupato

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Penso al Gelmo, el nostro sagrestàn - scrive la Olga - che da quando ha saputo che in base alle disposizioni di contenimento del coronavirus non potrà più raccogliere le elemosine, no'l magna più. «No'l buta zó gnanca la panà» mi ha detto la moglie, la Santina. El Gelmo raccoglieva le elemosine col bussolòto insìma al bastón, come faceva suo padre e, ancora prima, suo nonno. Col tempo s'à scurtà el bastón perché di gente a messa ne va sempre meno, ma il metodo è rimasto lo stesso. El Gelmo infilava el bastón tra un banco e l'altro e el ghe dava 'na scorlàda energica al bussolòto in modo che le monetine, saltellando, destassero dal mistico assopimento quanti volevano evadere l'obolo. Ora è disoccupato. Non c'è più neanche da riempire o da rabboccare l'acquasantiera perché le norme impongono il segno della croce asciutto. Pòro Gelmo. E pòri fedeli che, da gregge unito quali erano, sono costretti a mantenere il distanziamento sociale di un metro, come nelle osterie, e a cantare a bocca chiusa, come i coristi di Madama Butterfly, per non aspergere di goccioline di saliva i vicini. Penso soprattutto alla Maria Slandrona che, nonostante le malevoli dicerie sul suo conto, non disertava mai una messa e cantava a squarciagola spiansando mèza cesa. Neanche lo scambio del segno della pace è permesso. Non ci si potrà stringere la mano neanche con i guanti inumiditi di amuchina. L'alternativa potrebbe essere una spirituale pacca sulla spalla, sempre che sia concessa in deroga. Penso poi al rito della comunione. A ogni ostia i preti dovranno buttare via i guanti e indossarne di nuovi. Un vero spreco perché in commercio non se ne trovano quasi più. Il profano comitato di esperti aveva in un primo tempo suggerito al premier Conte di fare misurare la febbre a ogni fedele che stesse per varcare il portone della chiesa, come si farà all'ingresso dei grandi magazzini. Sempre meglio di niente per el sagrestàn Gelmo che forse avrebbe accettato l'insolito incarico: «Te gh'è la féara, va in lèto». Ma alla fine è prevalsa la linea della responsabilizzazione del fedele: «G'ò la féara, invese de andàr a messa vago in lèto».

Silvino Gonzato
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