06 aprile 2020

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La Posta

21.02.2020

E tradito dalla musséta
el Balena tornò a piedi

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Quando ho saputo che alla sfilata del Vènardi Gnocolàr ci sarebbe stato anche el Balena, al secolo Gianni Carli, ottantanove anni, cinque volte Papà del Gnoco dal 1961 al 1983 - scrive la Olga - mi sono emozionata. Eh sì, perché el Balena io l'ho conosciuto. Aveva da tempo attaccato el pirón al ciòdo e ricordo che, stringendomi la mano, per poco non me la stritolava. Aveva mani così grandi e forti che era capace di strangolare una soppressa tra il pollice e l'indice. Mi aveva raccontato di essere nato in Via Di Mezzo, oggi via Barbarani, sopra la bottega del strassaról Buicio. L'era fiól de un stramassàr e neódo del Gussa, l'arrotino più rinomato de San Zen. In tempi in cui non si veniva eletti Papà del Gnoco se non si era sanzenati de sòca e se non si aveva una certa mole, el Balena possedeva tutti i requisiti per diventare il sire del Carnevàl. La ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie era naufragata nei suoi occhi azzurri durante un tango ma lui aveva rischiato di perderla quando aveva dato il suo nome, Loredana, a una scrofa che teneva da qualche parte. Per vent'anni aveva fatto il pasticcere dal Momi, in via Dietro Caserma Chiodo. Gonfiava i bomboloni con la pompa della bicicletta e poi li portava sul motocarro Lambretta al Massaua, al Tre Corone e alla Bottega del vino. «E pó l'à fato subito el Papà del Gnoco...» gli ho detto. «L'aspèta» mi ha risposto e mi ha raccontato che prima di ricevere il battessimo del gnoco aveva fatto il galoppino del Conte Paolo, al secolo Duilio Castrini, candidato del Bar Sport, che non riusciva mai a farsi eleggere nonostante offrisse salamelle arrostite in piazza. Un anno i candidati avversari accusarono, a torto, il Conte di avere avvelenato le salsicce e perse l'ultima possibilità di salire sul trono. «Pòro musséto» dicevo tra di me mentre el Balena mi raccontava della sua prima elezione. Quasi mi avesse sentito, «El primo ano - mi ha detto - i m'à dato 'na mussa magra impicà e mi era sentodiése chili. La se ciamàva Desdemona ma mi la ciamava Mona. In via Cappello l'à piantà le sate davanti e el cul par tèra. La me s'à sfilà da soto e l'è scapà. G'ò corso drio e l'ò ciapà davanti al negòssio de Gemmo. Ma a San Zen ghe son tornà a pié». •

Silvino Gonzato
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