22 settembre 2020

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La Posta

10.02.2020

E i quartieri s’impoveriscono
senza i luoghi dell’abitudine

La Posta della Olga
La Posta della Olga

È con un senso di impotenza - scrive la Olga - che assistiamo alla chiusura di tre uffici postali che facevano parte della scacchiera affettiva degli abitanti di altrettanti quartieri, come lo sono l'edicola, il panificio, il supermercatino, la farmacia e la fioreria. La vita di un quartiere è legata ai suoi punti di riferimento, ai luoghi dell'abitudine che sono sempre là nonostante il passare degli anni. Oggi è l'ultimo giorno per le Poste di via Arsenale, in borgo Trento, di via Marsala, in Valdonega, e di via Scuderlando, in borgo Roma. E chi se ne frega se la loro sparizione causerà disagi ai cittadini, specie ai più anziani che saranno costretti a scarpinare anche per chilometri per trovare un'altra insegna gialla. Le ragioni aziendali non tengono conto dei sentimenti e delle necessità della gente. Sono gelide e brutali. Figurarsi se una raccolta di firme poteva influire su decisioni già prese in riunioni di manager implacabili lungo tavoli lucidi come la loro strategia di tagliare tutto ciò che non gli conviene più mantenere. E dopo aver tagliato a man salva nei paesi della provincia, adesso la scure cala sulla città. «No i pol mia tratàrne in 'sto modo» mi dice la mia amica Amalia che abita in via Arsenale, a pochi passi dall'ufficio postale che tra poche ore chiuderà per sempre. «I ne trata come ghe fa comodo - le rispondo - parché noaltri citadini, anca se utenti e clienti, contémo come el du de cope». «Sì - mi dice l'Amalia - ma se fusse ancora al mondo me pòro marì...». «E cosa podarésselo far?» le chiedo. «Gnente - mi risponde - ma almànco el tirava qualche ostia». Dalla prossima settimana l'Amalia, per ritirare una raccomandata di cui il postino-scheggia (da quando le poste sono diventate S.p.A. i postini i g'à el fógo al cul) le ha lasciato l'avviso di giacenza nella cassetta, dovrà andare in via Cattaneo dove le code, che già erano lunghe prima, lo saranno quanto i nasi di quei nostri amministratori che ci avevano assicurato che i tagli non ci sarebbero stati o che sarebbero stati indolori. E adesso è inutile fare il discorsetto sulle Poste e sui postini di una volta che non erano fantasmi come quelli di oggi. Le nostalgie del passato non ci aiutano a vivere meglio il presente. •

Silvino Gonzato
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