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La Posta

06.10.2018

Con il carro funebre
a comprare damigiane

La Posta della Olga
La Posta della Olga

L’idea dell’architetto Mastegabródo di sostituire le auto, rese inutili dal blocco padano e dai Mobility days, con la trazione animale (cavalli, muli, mussi, buoi e vacche) - scrive la Olga - è piaciuta al filosofo-psicologo-sociologo Strusa perché, come ha detto parlando al bareto, il mondo è andato troppo avanti e, per renderlo vivibile, bisogna riportarlo indietro di almeno di due secoli. È piaciuta anche al poeta Birbarelli, detto el Birba, per le implicazioni liriche che avrebbe «un bel salto indietro» che però, se fosse in lui, limiterebbe a un secolo e mezzo e ha citato il Pascoli della "Cavallina storna/che portavi colui che non ritorna" sottolineando come oggi un Suv non riporterebbe a casa il guidatore ucciso da una fucilata mentre era al volante e neanche se colpito da un malore. Ma intanto bisogna affrontare il presente. Per andare a fare scorta di damigiane di vino, l’oste Oreste, non potendolo fare col proprio furgone bloccato dall’ordinanza anti-smog, ha preso in prestito il carro da morto del Tenebra, l’impresario di pompe funebri del quartiere. Interessante il suo racconto: «Alla guida gh’era un bechìn. Mi gh’era sentà vissìn e de drio gh’era el corteo de auto dei parenti de le damigiane, tuti clienti del bareto, che i g’avea la deroga prevista par i funerài. "E se un vigile el ne ferma, cossa ghe disémo?" mi ha chiesto el bechìn che l’era spaentà. G’ò risposto che ne l’ordinansa no gh’è scrito che i cari da morto i deve trasportàr i morti e, anca se ghe fusse scrito, ghe disémo che el morto el vien col caro de drio e che noaltri intanto portémo avanti i so efèti personali coi quali el vol èssar sepelìo, visto che da vivo l’era uno ch’el trincàa forte». E sempre a proposito della lotta contro lo smog, al bareto c’è stata una discussione sulla dichiarazione dell’assessora Pippi Calzelunghe Segala secondo cui, grazie agli investimenti del Comune sulle piste ciclabili, oggi il 19 per cento in più dei cittadini usa la bicicletta. «Tra questi - ha detto el Memo Ciupascóndi - gh’è me nona che la g’à novantasète ani. Mi no la posso più portàr a crompàrse le mudande co’ la me machina messa kapaò da l’ordinansa del Comune e alora, dopo quarant’ani l’à scomincià a andàr de novo in bicicleta. Me piasarìa che voaltri la vedéssi come la fila». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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