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La Posta

16.09.2019

Anche al bareto si millanta
e i falsi titoli si sprecano

La Posta della Olga
La Posta della Olga

L'assoluzione, come riporta L'Arena, del falso agente segreto del Vaticano il quale si spacciava per “uno che conta“ grazie anche a un passaporto diplomatico del “Parlamento internazionale per la sicurezza e la pace“ e ad altre tessere che, messe insieme, valgono quanto un attestato di iscrizione al Club delle Giovani Marmotte - scrive la Olga - ha fatto tirare un sospiro di sollievo ad alcuni avventori del bareto che ora possono millantare liberamente. Pochi lettori di questa rubrica sanno che il ragionier Dolimàn si presenta talora come membro del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera, sessión de San Zen, per ottenere sconti, seppur modesti, nei negozi di biancheria intima. El ragionier esibisce inoltre un mucchio di tessere, la più importante delle quali, quella di diplomatico dell’Atollo di Moruri, gli dà diritto a sostanziosi sconti sulle canne di bambù. El cavalier del dopolavoro Osoppo si spaccia per membro dell’Accademia degli Incontinenti, per socio onorario della Compagnia del Trivelìn e per tesoriere dell'Ordine della Frìtola Calda il cui presidente smentisce però di conoscerlo. Anche il politologo Scoatìn dell'università di Cavaión vanta numerosi attestati, tutti farlocchi, tra cui quello di ammiraglio della flotta delle gondole di Venezia, e un lasciapassare rilasciato dall'Organizzazione Mondiale delle Sardìne in Saór che gli dà libero accesso alle mostre di pesce in scatola. Ociodevéro, il maestro del coro del bareto, Le Voci dell'Alcol, per anni ha millantato il titolo inesistente di maestro di cappella della cattedrale di Santa Abelarda. Smascherato, ha risposto che gli serviva per l'autostima. Il mio Gino mi dice che quelli del bareto che hanno solo la tessera dell'autobus o di un sindacato si vergognano a morte. Pietoso il caso del Toni Cóa che ha minacciato il suicidio se el ragionier Dolimàn non gli avesse ceduto la tessera, peraltro scaduta, degli Amici della Pantegana. Oggi non essere “uno che conta“ è una tragedia sociale. Il mio stesso Gino mostra con orgoglio la tessera del servizio d’ordine del Bacanàl del Gnoco. •

Silvino Gonzato
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