20 agosto 2019

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La Posta

26.07.2019

Addio cedri, addio olmi...
Toccante la poesia del Birba

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Il poeta Birbarelli, detto el Birba - scrive la Olga - dopo aver scorso l'elenco degli alberi che, strada per strada, oltre a quelli già giustiziati in via Fra' Giocondo, verranno abbattuti per far largo alla filovia (tra 251 e 267 che la vaga ben), ha composto un epigramma che mi ha fatto versare qualche lacrima. Comincia così: «Addio cedri, addio tigli, addio magnolie, addio olmi...». Per quanto riguarda il resto, è tutto un addio seguito dal nome di un albero. Tutto sommato, una poesia del cacchio, ma la sola parola "addio" mi commuove. Non tanto tempo fa sono andata al funerale di un'amica che si chiamava Magnolia. Suo marito, di nome Olmo, qualche mese prima si era buttato sotto un Intercity. Sento ancora la Magnolia che al cimitero, durante la tumulazione, gridava «Addio, Olmo, addio Olmo mio». Sarà anche per questo che la poesia del Birba mi ha toccato profondamente. Ancora con gli occhi lucidi, sono uscita e ho incontrato la Gelmina. «Da borgo Roma a San Michél i tàia tuto» le ho detto. «A mi no me ne frega gnente - mi ha risposto - Basta che no i me tàia i fili de la luce e le cane del gas e de l'acqua». La Gelmina non abita lungo una strada dove passerà la filovia ma le ho risposto che non per questo se ne deve fregare perché gli alberi sono un patrimonio di tutti. Purtroppo tanti la pensano come la Gelmina. Addirittura la Dora, che ho incontrato poco dopo dal tabacàr dove stava grattando un "Gratta e vinci" agitando il grosso sedere come se stesse sbaténdo i ovi, mi ha detto che se le segassero l'albero che ha davanti a casa «No i me farìa che un piasér parché l'è pien de osèi che i fa casìn e i me buta zó dal lèto tute le matine a le sinque». Neanche la Dora abita sulla strada della filovia ma quelli che vi abitano, come la Ernesta, i g'à i òci fora da la testa par la ràbia. Intanto il presidente dell'Amt, Barini, sta convincendo i comitati che i pali di cemento che sosterranno i fili del vetero-avveniristico mezzo di trasporto germoglieranno e che, essendo pali di ultima generazione, faranno ombra prima della prossima estate. «É possibile - ha commentato lo scienziato del bareto, Manitù - basta dàrghe da béar do volte a la setimana e spiansàrli ogni tanto con l'antipiòci». •

Silvino Gonzato
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