19 agosto 2019

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La Posta

13.12.2018

A spasso tra i banchéti
sul filo dei ricordi

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Ieri, mentre giravo col mio Gino per i banchéti de Santa Lùssia - scrive la Olga - mi è venuto un strucón al cór pensando a quando ero butìna, e la notte della vigilia dormivo con un océto solo perché ero tutta imboressà sapendo che la mattina avrei trovato i regali sul pavimento della cucina tra la stùa e la tòla. Non che i banchéti di oggi, che con Santa Lùssia non hanno niente a che vedere, ispirino questo genere di pensieri ma forse anche per questo ieri mi sono rifugiata nel cantón dei ricordi. I giocattoli che trovavo erano pochi perché i tempi erano quelli che erano, e comunque, non avendo a quell'età la cognizione del poco o del tanto, mi bastavano una bambola che strucàndo el botón sulla pansa diceva "Mamma", una trottola colorata e il piatto dei dolci con le pastefrolle, i fighi séchi, qualche dattero, mandarini, una stecchetta di mandorlato, 'na bruscà de caramèle e gli immancabili moréti, quei neri e minuscoli ometti gommosi che mio papà chiamava "i disoccupati" perché avevano le braccia conserte. Per me Santa Lùssia è il profumo di quel piatto mentre spero che per quei bambini che i genitori portano ai banchéti di oggi non sia quello delle salamelle che arrostiscono sulle piastre. Una volta ho trovato anche un pupazzetto giallo di plastica che, schiacciando il cappellino, faceva pipì. Aveva un bel pipino ma mia mamma, quando se n'è accorta, gliel'ha tagliato con le forbici. Mia nonna, che era molto pia, lo aveva battezzato "Gigeto sporcación". Per me andava bene anche mutilato perché il pipino non sapevo ancora cosa fosse. I banchéti di Santa Lùssia una volta erano su due file mentre oggi occupano tutta la piazza. C'era tanta magia mentre oggi, in tempi smaliziati e dissacratori, non c'è alcun incanto, sembra di essere tra i banchéti di un mercatino rionale da cui si distingue solo per le spusse che roèrsano el stómego. Il mio Gino, essendosi avvicinato troppo a un banchéto di roba arrostita e ónta, si è trovato uno schizzo di chèciap sul paltò. «Viènla via la màcia co' la trielina?» mi ha chiesto. «No - gli ho risposto - te devi portàr el paletò in pulitura, sperando che in 'sti giorni no névega».

Silvino Gonzato
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