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Febbraio

07.02.2015

La giungla dei furbetti dei B&B senza regole

La posta della Olga
La posta della Olga

«Gli albergatori» scrive la Olga «hanno sempre protestato contro i titolari dei bed and breakfast perché dicono che, a differenza di loro, non hanno obblighi, non hanno controlli sanitari, non devono frequentare costosi corsi antincendio e di primo soccorso, ma sono tenuti solo a pagare la tassa di soggiorno, cosa che in gran parte non fanno. E allora capisco lo sfogo della Rosetta, titolare dell'albergo “Alla Bavesèla” la quale dice che è ora di finirla con questa categoria di furbetti che vuole guadagnare infischiandosene delle regole».
«La Rosetta ricorda che i bed and breakfast sono nati per aiutare economicamente le famiglie in difficoltà le quali, privandosi di parte delle loro abitazioni per affittarle a dei foresti, potevano integrare un reddito precario, ma sostiene che, in realtà, si sono rivelati solo un bìsnes per chi, possedendo più appartamenti, e non avendo quindi bisogno, par magnàr, di iscriversi alle liste dell'Eca, li hanno trasformati in piccoli alberghi senza obblighi se non quello, piacevolissimo, di riscuotere. La Rosetta, incassata come un bisso, fa anche il nome di una sióra di Fumane che ha comprato un appartamento in città solo per questo scopo, fregandosene della legge che impone la presenza dei proprietari. “Quella dei bed and breakfast - protesta - l'è 'na giungla che stòfega soprattutto i piccoli albergatori che su questo lavoro devono campare perché hanno solo questo e non vivono di rendita come la sioréta di Fumane e le altre furbette e furbetti”».
«La Rosetta l'è 'na dòna onesta, anca se quando la se incassa la tira delle sirache pezo dei òmeni e alora parché no crédarghe? Tanto più che risulta che certi bed and breakfast pagano la miseria di 25 euro all'anno di tassa di soggiorno, dichiarando quindi di aver ospitato al massimo dieci-quindici persone (la tassa va da un 1,50 a 2,50 a seconda della categoria della struttura), con un incasso che non basta neanche a pagare l'acqua dello sciacquone del cesso. E questo in una città che in certi periodi, come le Fiere, “Verona in love”, el carnevàl e le maratone, la se imbuga de foresti».

Silvino Gonzato
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