24 gennaio 2020

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Dicembre

29.12.2015

I piassaròti, il presepe
e la lezione di Castelvècio

La Posta della Olga
La Posta della Olga

«I soliti ignoti – scrive la Olga – hanno trafugato il Bambin Gesù dal presepe che le pie mani dei piassaròti hanno allestito in piazza Erbe. Sostituito con un sosia, è stato rubato anche questo. Eppure i piassaròti avrebbero dovuto sapere che in questa città niente deve essere lasciato incustodito: bastava che si ricordassero di quello che è successo quaranta giorni fa alla Madonna della quàia, a Castelvècio. “Dopo la Madona e il Gesù Bambìn, adesso ghe tocarà a San Giusepe” mi dice la Cesìra, la vedova che raccoglie le elemosine nella chiesa del quartiere, scorlàndo el bussolòto come i sagrestani di una volta. “Cara Cesìra – le rispondo – al giorno de ancó gnanca soto ciàve le robe iè al sicuro, figurémose quele esposte in publico”».

«La Cesira confida ingenuamente nel fatto che le tante telecamere che ci sono in centro abbiano ripreso i profanatori del presepe. “No – le dico – le telecamere servono solo per le targhe delle auto, sono specifiche per questo genere di impiego, sono tarate solo per le multe, non per i ladri, i rapinatori e i vandali. Questo lo so perché l’ha detto il ragionier Dolimàn al bareto e mi è stato riportato dal mio Gino. Nei filmati delle telecamere le targhe si vedono nitide mentre i delinquenti risultano sfuocati, irriconoscibili o addirittura assenti, come nel caso di Castelvècio”».

«La Cesira, nel ricordare che le statue del presepe di piazza Erbe sono state fabbricate da frate Mario dei cappuccini del Barana “co’ le so mane”, ghe scapa ‘na làgrima. “Da ‘na parte tanta devossión e tanto amor – dice – e da l’altra tanta inciviltà, barbarie e profanassión. Pènsito, Olga, che c’entri l’Isis, come l’à dito a bota calda Sgarbi a proposito de Castelvècio?”. Le rispondo che non credo perché quelli dell’Isis non frequentano i bar di piazza Erbe e dintorni. Intanto rientra il mio Gino dal bareto, ingiassà come un pito. “Novità su piassa Erbe?” gli domando mentre el se cava la baréta co’ le reciàre e el le buta su la tòla. “Sì – risponde – i piassaròti, malgrado el furto de Gesù Bambin, sono contenti perché finalmente el mercatìn de Norimberga, l’à levà le tende, anzi le barachéte. No i ghe ne podéa più”».

Silvino Gonzato
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