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28.05.2014

Tosi, centomila voti da giocare

Il sindaco Flavio Tosi
Il sindaco Flavio Tosi

Il patrimonio, per quanto grande sia, se non lo fai fruttare è inutile. È quello che probabilmente sta pensando Flavio Tosi in queste ore. Forte delle sue 100mila preferenze, deve decidere cosa farsene. L'affermazione a livello personale è indiscutibile, così come è evidente il suo contributo alla risalita della Lega nel Nordest: ha portato voti al movimento politico più che a se stesso perché si sapeva che avrebbe rinunciato al seggio. Però la Padania lo ha ignorato. A leggere l'organo ufficiale di Salvini e Maroni, pare che Tosi sia di un altro partito, come se lui non fosse il segretario regionale veneto del Carroccio. Anche il governatore Zaia ieri ha fatto complimenti a tutti per l'elezione a Bruxelles, da Sernagiotto che è di Forza Italia a Salvini, ma per Tosi nulla o quasi.
Che fare allora di questi 100mila voti? Ignorato dal suo partito, la Lega, Tosi deve fare i conti anche con una città che non ha risposto con una valanga di preferenze per lui. Il sindaco ha pagato dazio per almeno tre fattori: dalla Lista Tosi sono usciti voti che in parte sono tornati all'area di centrodestra e in parte sono andati su Renzi; le vicende di Report qualche ammaccatura l'hanno comunque lasciata e inoltre per molti ambienti cittadini di area moderata il voto di prospettiva è più quello dato a Renzi premier che a Tosi sindaco. Poco più di 11mila preferenze in città sono solo un migliaio in più di quelle di Vantini, a fronte dei 75mila voti presi nel 2012 per la rielezione.
Tosi ha costruito la sua affermazione soprattutto fuori città, nel Veneto, ma ha mancato il suo vero obiettivo segreto: battere il segretario federale Matteo Salvini nel Nordest. Gli è riuscito nel Veneto, ma nella Circoscrizione intera no. E questo per lui e il suo entourage è quasi una vittoria dimezzata.
E ieri sia la Padania che i leghisti regionali hanno già messo le mani avanti: nel 2015 il Carroccio ricandiderà Zaia, ignorando anche questa volta che il segretario veneto è Tosi. Non c'è motivo, almeno adesso, per cui la scelta debba essere diversa. Sempre che la coalizione di centrodestra (Forza Italia, Ncd, Fratelli d'Italia) non si ricompatti e chieda la presidenza della Regione, ma è uno scenario tutto ipotetico.
Insomma, snobbato dalla Lega, con una città un po' tiepida, fallito l'obiettivo di battere Salvini, chiusa per ora l'idea di andare a Bruxelles (dove si troverebbe tra l'altro fuori linea rispetto alla politica scettica, critica e antieuro della Lega) cosa farà di questi 100mila voti? Resteranno in frigo? Su quale tavolo verranno messi in gioco?
Difficile pensare che Tosi li tenga in cassaforte. Ma come sempre accade in politica le prospettive cambiano velocemente. E ora per il sindaco si aprono due strade: quella a tempi più brevi è tentare, come abbiamo detto, la carta della Regione a prezzo di andare allo scontro. Oppure, ma i tempi sono più lunghi, costruire una prospettiva nazionale. Con un credito di 100mila voti e posizioni leghiste moderate, il sindaco può proporsi come punto di riferimento di un centrodestra che deve essere ricostruito e rifondato. Del resto, non c'è più Berlusconi a mettergli il veto. E Salvini ieri ha voluto ribadire il ruolo che Tosi può rivestire come leader di una eventuale nuova coalizione. Un contentino o un progetto concreto? In ogni caso Tosi forte di questa montagna di voti dovrebbe ritagliarsi il ruolo di mediatore, di aggregatore che ricuce le varie anime di questo schieramento per farlo tornare competitivo nel confronto con il Pd renziano. Forse, proprio questa grande affermazione nella Lega, con 100mila voti tutti personali, porterà paradossalmente Tosi più lontano dal Carroccio: perché potrebbe aver certificato che l'uomo politico è in grado di camminare in proprio e costruirsi un futuro in uno schieramento diverso e più ampio. E non anti-europeo. Renzi ha dimostrato che ci vuole coraggio, Tosi avrà la forza per farlo?

Maurizio Battista
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