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21.05.2012

«Il lupo in Lessinia: ottimo segnale»

Un lupo. FOTO ARCHIVIO
Un lupo. FOTO ARCHIVIO

“È consolante che mentre si discute di riduzione di biodiversità, appaia sui Lessini  un indizio  positivo: la presenza del lupo” – così riassume la posizione di Legambiente Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona. “Un'importante specie dall'alto valore naturalistico qual è il lupo può dare un valore aggiunto, non solo protezionistico al territorio. Proprio trenta anni fa la convenzione di Ginevra dichiarava il lupo “specie gravemente minacciata”, oggi  possiamo celebrare un piccolo segnale di inversione di tendenza”.
L’intensificazione delle attività umane, - è il pensiero di Legambiente - oltre a consumare suolo, continua ad accrescere la frammentazione del territorio naturale e del paesaggio alpino. L’incessante aumento dell’utilizzo di territori finora poco o nient’affatto popolati, le nuove infrastrutture, l’uso intensivo del territorio e la pressione crescente dell’urbanizzazione portano a una riduzione degli habitat naturali che si frammentano in unità più piccole e isolate e finiscono per scomparire del tutto. E se uno spazio vitale si riduce troppo o se vengono meno i collegamenti con altri habitat, le probabilità di sopravvivenza di molte specie diminuiscono rapidamente: le popolazioni piccole e isolate si adattano in maniera meno efficace alle condizioni ambientali estreme, in particolare quelle frutto dei cambiamenti climatici, correndo così il rischio di estinguersi.
Ecco il doppio aspetto di questa presenza del lupo. “Essa è un esame posto alle popolazioni, alle istituzioni che hanno l’opportunità di agevolare le chance di sopravvivenza o di cancellarne brutalmente la presenza. Ci soccorrono le esperienze di territori che hanno vissuto la presenza del lupo prima di noi e ne hanno ricavato politiche e pratiche di gestione della convivenza. La Regione Piemonte che già da vent’anni ha avviato un progetto che ha lo scopo di contenerne l’impatto e salvaguardare la specie. Il Parco della Majella che col progetto Wolfnet attua fra l’altro una pratica di restituzione agli allevatori di capi predati dal lupo con capi corrispondenti e ha costituito il “gregge del parco” costituito da animali che possono essere ceduti agli allevatori danneggiati”.
“Non ci nascondiamo – sottolinea Lorenzo Albi - che mentre si consolidano queste pratiche di convivenza e buona gestione, continuano gli episodi di bracconaggio. Ecco perché l’azione da intraprendere è innanzitutto un opera di comunicazione, di informazione diversificata in relazione a chi può intravederne il fascino – i visitatori di città – senza capire le relazioni di convivenza e in relazione a chi può essere vittima, la zootecnia”.
Legambiente ci tiene a ribadire che il lupo fugge gli umani, ma intravede negli animali domesticati una tavola imbandita, in cui ovini bovini, plasmati dall'uomo nei loro comportamenti, non sanno più rispondere adeguatamente al predatore: e il lupo è programmato per rispondere automaticamente ai comportamenti della preda. Presi in questo circolo artificioso, i lupi provocano, sovente inutilmente, danni ingenti tra il bestiame domestico. Persa la presenza del predatore sono cadute le precauzioni: oggi e negli anni futuri occorre una revisione culturale che le reintroduca. “Fermo restando che la presenza di due esemplari non porterà ad una propagazione della specie se non in tempi lunghi”.
“La serata informativa promossa dal parco naturale Regionale della Lessinia nell’ambito della Settimana Europea dei Parchi (21/27 maggio) è un passaggio essenziale di fronte ad un fenomeno che richiede forte interazione fra ricerca, mondo economico, istituzioni e popolazioni, sapendo che a cavalcare una paura che ormai non ha più fondamento potranno essere gli interessi più disparati”.
Ma Legambiente indica anche quegli aspetti legislativi che possono determinare problemi e che vanno corretti. Se nella normativa regionale del Veneto sugli indennizzi da fauna selvatica si citano solo i danni di orso, lupo, lince, potremo immaginare che al lupo verranno addebitati danni che possono essere commessi, con maggiori probabilità, da cani vaganti. Per non rinunciare al risarcimento l’allevatore imputerà al lupo ogni attacco.
Vanno dunque adottate le buone pratiche tese a mitigare il conflitto tra l'uomo e la fauna selvatica, un esempio è il progetto Life Wolfnet che ha come obiettivo quello di ridurre i fattori di rischio per il lupo dimostrando, attraverso le azioni già intraprese nelle aree partner del progetto, come sia possibile sviluppare ed implementare modelli standard per la protezione e la gestione della specie nel contesto montano creando, contemporaneamente, un favorevole clima di accettazione tra i vari portatori di interessi locali.

Legambiente Verona

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