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12.03.2012

I nostri figli in balia dei pirati della neve

Bambini sugli sci
Bambini sugli sci

In auto li assicuriamo con seggiolini e cinture di sicurezza. Ma poi, quando decidiamo di portare i nostri figli a divertirsi sulle piste da sci, ci affidiamo alla speranza che nessuno possa travolgerli o che non cadano rovinosamente urtando ostacoli di varia natura. Questa è l’esperienza di una madre, mia amica, che la scorsa settimana, in Val Badia, ha deciso di portare suo figlio di 6 anni a sciare, scegliendo percorsi adeguati al livello del piccolo. Risultato: un sabato di pianti e paure per il bimbo; più volte, infatti, il piccolo si è visto sfiorare da sciatori che lo sorpassavano a velocità folle tagliando la sua traiettoria.
Eppure la Legge 363/2003 all’articolo 8 parla chiaro: “Gli sciatori devono tenere una condotta che, in relazione alle caratteristiche della pista e della situazione ambientale, non costituisca pericolo per l'incolumità altrui. La velocità deve essere particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in prossimità dei fabbricati od ostacoli, negli incroci, nelle biforcazioni, in caso di nebbia di foschia di scarsa visibilità o di affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti”.
Ma va ancor peggio se questi folli sciatori si trovano a sciare su piste fuori norma: a molti sfugge infatti l’obbligo che le piste “difficili” (nere, cioè con pendenza maggiore o uguale del 15%) debbano avere larghezza minima di 20 metri e che le piste “di media difficoltà” (rosse, cioè con pendenza inferiore al 15%) e quelle “facili” (azzurre, cioè con pendenza inferiore al 5%) possano avere larghezza minore di 20 metri se prive di pericoli, ma mai minore di 10 metri.
E queste larghezze minime sono imposte dalla legge Regionale del Veneto n. 21 del 2008, proprio per dar modo agli sciatori di avere gli spazi per rallentare ed evitare altri sciatori. Inoltre i gestori hanno l’obbligo di proteggere gli utenti da ostacoli presenti lungo le piste mediante l’utilizzo di adeguate protezioni degli stessi e segnalazioni della situazione di pericolo.
Siamo sicuri che queste regole (e sono solo alcune) vengano rispettate?
Per esperienza posso rispondere negativamente. Invito tutti coloro che sciano a verificare di persona se ci sono dei casi in cui le piste non rispettano queste indicazioni.
A chi rivolgersi se si individuano situazioni pericolose?
La risposta ci è data dalla normativa nazionale. L’art. 21 della legge 363/2003 è chiarissimo: spetta alla Polizia di Stato, al Corpo forestale dello Stato, all’Arma dei carabinieri e al Corpo della guardia di finanza che devono provvedere al controllo dell’osservanza delle disposizioni di cui alla legge (363/2003). Quindi sono le forze di pubblica sicurezza che devono controllare l’adeguatezza normativa delle piste ed il comportamento degli sciatori.
Dunque le norme ci sono, ma come accade spesso nel nostro Paese, non vengono considerate se non innanzi ad una tragedia.
È opportuno dunque che anche a noi genitori richiedere alle autorità competenti maggior severità nel far rispettare le norme di sicurezza anche negli sport invernali. Dove evidentemente educazione e civiltà non bastano più.

Mauro Rossato - Presidente della Fondazione Andrea Rossato

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