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07.11.2011

Confcommercio: «Aperture domenicali dei negozi e valorizzazione dei centri storici»

Shopping in centro
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Il disegno di legge della Giunta regionale sull’ampliamento delle giornate domenicali e festive da utilizzare per tenere aperte le  attività commerciali, sta, com’è normale che sia, alimentando il dibattito. Confcommercio Verona, unitamente alla propria realtà regionale, sta seguendo con molta attenzione l’iter di questo provvedimento, avendo già attivato contatti con la dimensione Politica e tecnica della Regione.
Per completezza informativa ricordiamo che nel Veneto, attualmente, sono consentite deroghe per otto domeniche, oltre a quelle del mese di dicembre, per un totale, quindi, di dodici giornate all'anno.
Restano escluse da questo limite le Città d’arte ed i Comuni ad economia turistica. L’intendimento del Legislatore regionale è di elevare, in via sperimentale, l’attuale contingente, anche in considerazione del fatto, non trascurabile, che il Veneto confina con la Lombardia ed il Friuli Venezia-Giulia, regioni nelle quali le deroghe sono superiori alle nostre. Ma riteniamo che questa non debba essere la sola molla, la sola ragione in quanto, per non subire la concorrenza dei vicini, potremmo generare concorrenza all’interno della rete distributiva veneta che registra una delle più alte concentrazioni di grandi strutture di vendita d’Italia.
Per questo motivo il disegno di legge, licenziato dalla Giunta regionale e che deve subire tutti i passaggi Commissariali prima di essere portato all’attenzione del Consiglio di Palazzo Balbi, prevede che le ulteriori giornate di deroga rispetto alle attuali non siano automatiche, ma debbano essere frutto di una preventiva consultazione, da parte dei Comuni, delle Organizzazioni di rappresentanza delle imprese del commercio e dei Consumatori, favorendo iniziative di marketing territoriale che vedano coinvolte la piccola, media e grande distribuzione, con l’obiettivo di valorizzare il tessuto commerciale urbano. Sostanzialmente il disegno di legge, in questo punto, dice esattamente quello che va, da tempo, chiedendo Confcommercio, quando parla di valorizzare i centri storici quali “centri commerciali naturali”.
Ma non vanno dimenticati i centri di antica origine,le frazioni, le colline e le montagne dove il commercio tradizionale è in profonda crisi e va sostenuto quale valore sociale, soprattutto in ragione dell'invecchiamento della popolazione con le conseguenti difficoltà di mobilità.
La Regione, stante quanto stabilito dal Governo con i provvedimenti di quest’estate, dovrebbe avere tempi abbastanza stretti per approvare il disegno di legge, salvo che, nel frattempo, non escano altri provvedimenti statali che riscrivano la materia. Speriamo di no, perchè si stratificherebbe confusione ed incertezza su una materia che non ne ha certamente bisogno. Il conflitto di competenze tra Stato e Regioni è fatto quotidiano. La Regione, qualora obbligata dalla norma statale a legiferare, potrebbe cogliere l’occasione per inserire un articolato che preveda, con carattere temporaneo,uno stop ai nuovi insediamenti delle grandi strutture di vendita, collegandosi a quanto sopradetto. Ciò in attesa di rivedere l’attuale legge veneta sul commercio, anche e soprattutto alla luce di quello che, nei prossimi giorni, “sfornerà” il Consiglio dei Ministri con il provvedimento per lo sviluppo. Su queste tematiche oltre alle Forze politiche, sarebbe interessante sentire il parere delle organizzazioni dei Consumatori che sinora non si sono espresse. Parere che è oltremodo utile affinché si percorra la strada per un ordinato sviluppo delle imprese che, nel rispetto della libertà di mercato, tenga conto delle regole comunque necessarie.

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