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20.04.2012

Cementificio:
«Tappa vinta ma non è finita»

Il cementificio di Fumane
Il cementificio di Fumane

Non sarà, purtroppo, l’ultimo atto di una vicenda che ormai si protrae da molti anni, ma la sentenza del Consiglio di Stato del 18 aprile, confermando sostanzialmente quanto precedentemente espresso dal Tar del Veneto, pone una seria ipoteca sulla possibilità per il cementificio di allungare oltre il 2025, data di scadenza della concessione mineraria, il progetto industriale nella valle dei Progni.
La sentenza, infatti, descrive un progetto che non è stato assolutamente condiviso con i «portatori di interesse» i quali, presentando osservazioni e motivando la loro contrarietà sia al progetto di ammodernamento che all’utilizzo dei rifiuti nel ciclo produttivo, chiedevano che venissero valutate tutte le variabili a partire dagli aspetti paesaggistici, dalla viabilità e dalle conseguenze sanitarie che le dimensioni del nuovo impianto poteva determinare.
Le stesse considerazioni sono state fatte proprie anche dall’ufficio istruttorio nella relazione allegata al verbale della Commissione provinciale incaricata della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale).  «… Ciò nonostante - e sebbene la relazione sia stata espressamente richiamata nel verbale n. 222… la Commissione ha nondimeno espresso parere favorevole alla compatibilità ambientale del progetto…», sottolineando il deficit motivazionale, già presente nella sentenza del Tar, da cui è scaturita la determinazione prima della Commissione VIA e successivamente la deliberazione della Giunta Provinciale la quale «… nel formulare il parere conclusivo favorevole sulla compatibilità ambientale del progetto, si è limitata ad un acritico recepimento della prima…», evitando «… un confronto comparato tra il sacrificio ambientale imposto dal progetto rispetto all’utilità socio-economica dallo stesso ritraibile, tenuto conto delle alternative praticabili, fino alla c.d. “opzione zero”».
In poche parole sia la Commissione che la Giunta Provinciale hanno espresso un parere decontestualizzato e acritico. La decontestualizzazione evidenzia la distruzione delle identità paesaggistiche, nel senso dei «mondi di vita» nell’accezione della Convenzione Europea del Paesaggio, operata dalla rottura delle relazioni tra nuove morfologie insediative e luoghi. È stato questo anche l’esito del parere ex-post della Soprintendenza la quale, immotivatamente non coinvolta nella fase di acquisizione delle valutazioni, ha successivamente demolito il progetto industriale e le relative autorizzazioni acquisite. Il Collegio del Consiglio di Stato, ad ulteriore conferma, ha ritenuto fondato rigettare il modello semplificato di istruttoria in sostituzione del parere da parte della Soprintendenza dei beni ambientali, non sostituibile nemmeno con l’impiego dell’istituto della conferenza dei servizi.
«Il traguardo finale, il cui premio è la delocalizzazione del cementificio, è ancora lontano, ma per ora abbiamo vinto molte tappe oltre al difficile gran premio della montagna (Consiglio di Stato)», ha dichiarato Mimmo Conchi presidente del Comitato Fumane Futura, a cui a fatto seguito il commento di Daniele Todesco presidente dell’associazione Valpolicella 2000 sostenendo che «anche questa sentenza è un prezioso riconoscimento al nostro lavoro di tutela del territorio e delle sue naturali vocazioni. La Valpolicella e tutti i suoi cittadini vogliono un futuro diverso da quello obsoleto e improprio prospettato dalla Cementirossi».
«Da tempo denunciamo la banalizzazione dello strumento di VIA – conclude Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona – la quale troppo spesso pur partendo da istruttorie motivate, termina con pareri incoerenti con il quadro presentato, a cui fanno seguito autorizzazioni altrettanto ingiustificate. Questa sentenza punisce questa modalità, sperando che faccia scuola».

Legambiente Verona
Valpolicella 2000
Comitato Fumane Futura

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