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03.07.2012

Catullo, no a Venezia

Aeroporto Valerio Catullo
Aeroporto Valerio Catullo

Ventisette milioni di euro. L’aeroporto era la nostra finestra sul mondo e ora è una voragine che rischia di risucchiare Verona: gli enti della città dovranno mettere mano al portafogli e accollarsi la metà delle perdite; ricordiamo le “nostre” quote nel Catullo: Camera di Commercio 21,68%, Provincia 17,17% e Comune di Verona 6,87%.
Rispuntano proposte di un asse con Venezia. Sarebbe il colpo di grazia per il nostro sistema. Venezia fa storia a sé, è parte di un altro sistema e ha esigenze diverse dalle nostre.
Noi dobbiamo rappresentare il sistema del Garda, perno di quattro province, estendibile fino a Vicenza e Bolzano. La direttrice del Brennero è la nostra naturale porta di contatto con il mondo tedesco, da sempre primo partner commerciale e fedele cliente del nostro sistema turistico. Per questo dico no alla linea di Galan e ai suoi rappresentanti in terra scaligera.
Possiamo ragionare con la Lombardia, ponendo fine all’agonia di Brescia e dobbiamo guardare a nord, oltre la Val d’Adige, ma non vedo prospettive sotto l’ala protettrice del leone di San Marco.
Nelle società, come in politica, dopo batoste clamorose è buona cosa fare un passo indietro, ma non vedo una netta discontinuità con la passata gestione, quella che ha trascinato per anni il caso Montichiari, ha chiuso contratti capestro con i vettori low-cost, ha assistito alla perdita di fatturato dell’Avio Handling (la società che gestisce a Verona i servizi di assistenza a terra del passeggero e degli aeromobili) e non hanno mai prodotto la valutazione di impatto ambientale.
Non c’è stata armonia tra i soci, la città ha perso un’occasione per fare squadra e il nostro sindaco, autentico “dominus” della politica cittadina, si è rivelato come sempre uno smaliziato gestore del potere ma uno scarso stratega, facendo così l’interesse della sua lista più che della città.
Le quote versate in questi anni da Verona dovevano servire per gli investimenti, ma sono state utilizzate per coprire la voragine, che negli anni si è fatta sempre più ampia.
Da quanto tempo denunciamo l’agonia del Catullo?
Serve discontinuità, serve una strategia che guardi distante (e possibilmente non a est) e serve un colpo di reni delle istituzioni veronesi perché senza il nostro aeroporto sfuma l’idea della macroarea del Garda rivolta al Brennero. Possiamo permetterci il lusso di non sfruttare l’invidiabile posizione strategica della nostra città? Non penso proprio.

On. Giampaolo Fogliardi

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