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13.02.2012

«Ca' Filissine:
prevalga
il buonsenso»

Discarica di Ca' Filissine
Discarica di Ca' Filissine

La recente risoluzione del Consiglio regionale che unitariamente ha votato contro l’ampliamento della discarica di Ca’ Filissine, proposta presentata dal Comune di Pescantina e da Daneco spa, impresa che attualmente gestisce la discarica, non può che rallegrarci e farci esprimere soddisfazione per quanto raggiunto.
E pensare che solamente qualche mese fa Regione Veneto, Provincia di Verona e Comune di Pescantina condividevano l’idea di riaprire la discarica, come appare dall'approvazione da parte della Giunta provinciale di Verona di due provvedimenti (delibere n. 52 del 31 marzo 2011 e n. 59 del 12 aprile 2011). Un primo provvedimento, con il parere contrario degli uffici, consentiva di utilizzare ancora i fondi post mortem per smaltire il percolato della discarica, che per legge dovrebbero essere utilizzati solo per gestire il periodo di tempo successivo alla chiusura della discarica, mentre nel secondo si voleva ampliare e trasformare la discarica da rifiuti solidi urbani a rifiuti speciali.
Il tentativo era quello di ottenere dalla Magistratura il dissequestro dell’area di discarica, posta sotto sequestro nel 2006 quando a seguito di un esposto di Legambiente, la Procura della Repubblica di Verona ne decise il provvedimento per la presenza di sostanze inquinanti e il livello sempre più alto di percolato.
In una situazione che non è cambiata affatto se non in negativo, è opportuna qualche considerazione.
 È indispensabile intervenire con urgenza. La comunicazione di ARPAV del 17 ottobre 2011 relativa agli esiti degli ultimi controlli effettuati sulla qualità dell’acqua di falda e del percolato presso i piezometri, ha confermato una situazione di compromissione grave nella falda, con  concentrazioni elevate e superiori al limite normativo in molti punti di prelievo, tra cui ammoniaca, ferro, cromo, ossidabilità Kubel, sodio e potassio, quasi sempre in ulteriore aumento rispetto all’ultima verifica. La stessa Agenzia, evidentemente preoccupata per il degenerare della situazione, raccomanda in conclusione “… la necessità che il soggetto competente conduca correttamente e continuamente le attività di estrazione del percolato nonché le attività di smaltimento dello stesso presso impianti autorizzati, mantenendo comunque al minimo il battente del percolato nel corpo rifiuti.”
 E’ dal 2006 che la Procura della Repubblica di Verona attende un progetto serio per consentire il dissequestro della discarica. Bisognerà aspettare ancora molto, oltre a questi 5 anni inutilmente trascorsi  e ai 15 milioni di euro di buco tra maggiori costi e mancati introiti, per presentare una proposta che sia meno attenta ai problemi economici della discarica e un po’ di più alla salvaguardia del territorio e alla tutela degli acquiferi?
 Qualsiasi idea o progetto che verrà prospettato, che ci auguriamo comprenderà esclusivamente la bonifica del sito e l’accompagnamento verso la sua lunga degenza post mortem, dovrà prevedere quali soggetti pubblici saranno chiamati a controllare e presidiare il sito. L’operazione è importantissima dato che la discarica insiste in area di ricarica degli acquiferi, quindi, come sta accadendo ancora oggi, il rischio di inquinare le falde è elevatissimo. Non pare a chi scrive che l’Amministrazione Comunale possa garantire tale presidio, date le variegate esperienze che hanno dimostrato che l’unico obiettivo perseguito è stato quello di utilizzare tali attività come cespite, oltre a dare ampia dimostrazione di  incapacità nell’imporre gli interventi previsti nei casi di criticità sopravvenute.
 Fra le tante valutazioni va considerato che nel territorio veronese le discariche con caratteristiche simili a Ca’ Filissine sono quattro: di queste 2 sono sotto sequestro (Ca’ di Capri a Sona e Siberie a Sommacampagna) e  sulle altre due vi sono indagini in corso. È evidente come sia indispensabile che i controllori siano soggetti lontani e terzi, oltre ad avere caratteristiche e competenze tecniche provate.
 Qualsiasi piano di intervento deve essere incluso in una Pianificazione ampia di gestione dei rifiuti e quindi della revisione dello stesso Piano Provinciale dei Rifiuti. L’inadeguatezza previsionale dell’adottato Piano, che peraltro prevedeva la riapertura di Ca’ Filissine entro il 2010 (non ancora avvenuta!!) e una attività in pieno esercizio fino al 2016, va colmata con uno nuovo che tenga conto dei criteri di sostenibilità nella gestione dei rifiuti, e soprattutto rimodellandolo alla luce di non utilizzare mai più il sito in oggetto. I criteri di sostenibilità vanno comunque ricercati non banalmente nell’individuazione di nuovi siti da adibire a discarica o con trattamenti quali quelli immaginati per Ca’ del Bue, bensì nella promozione di politiche rivolte:
1. alla riduzione della produzione di rifiuti, cardine fondamentale per un futuro auspicabile;
2. all' incremento della raccolta differenziata col sistema porta a porta da rendersi obbligatorio entro tempi brevi in tutti i 98 comuni della provincia; tale incremento oltre ad influire sulla responsabilizzazione delle utenze, permette anche una più equa tassazione perché proporzionale ai quantitativi di rifiuti prodotti;
3. all' aumento del recupero, del riuso e del riciclaggio e all’incremento degli impianti di compostaggio e di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).

Lorenzo Albi
Legambiente Verona

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