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Vinitaly 2016

12.04.2016

«Il vino italiano
grazie al web sarà
leader nel mondo»

«Chissà come si traduce gufi in inglese?». Matteo Renzi se lo chiede dialogando con Jack Ma, fondatore di Alibaba, la piattaforma cinese che controlla l’80 per cento del mercato e-commerce nel paese asiatico. «Basta piagnistei, il mondo vuol bene all’Italia, il popolo che parla peggio degli italiani siamo noi». Al Vinitaly il premier era arrivato poco dopo mezzogiorno. E di «gufi» in riva all’Adige ne ha sentiti più di uno.

Ad accogliere Renzi in Fiera c’è il consueto bagno di folla. Strette di mano, applausi, gli immancabili selfie. Ma non mancano fischi e contestazioni - “buffone“, “dimissioni“, “Verdini, vergogna“ - lungo il percorso transennato fino al padiglione del Friuli Venezia Giulia dove lo accompagna la presidente della regione Debora Serracchiani. Qualcuno, più che con il presidente del Consiglio, sembra avercela per i disagi provocati dalla visita, con l’area fieristica praticamente tagliata in due. Ma Renzi non sembra impressionarsi e accetta il confronto con uno dei contestatori - «piacere Matteo», «piacere Migliore» - che si autodefinisce «rappresentante degli insegnanti». Alla fine gli amici di Migliore si complimentano: «È venuto un ottimo video».

Il presidente del Consiglio si sfogherà un paio di ore più tardi in auditorium, all’incontro con Jack Ma, moderato dal direttore di Repubblica Mario Calabresi. «C’è una piccola Italia che urla e contesta sempre». In questa «piccola Italia» colloca anche il leader leghista Matteo Salvini e i suoi «meschini» attacchi al presidente Mattarella. Il sindaco Flavio Tosi lo accompagna fino al commiato, intorno alle 16. Con il premier, aveva avuto un incontro al suo arrivo, al quinto piano di Veronafiere. Probabilmente si è discusso anche di Fondazione Arena. Ma all’uscita Renzi glissa: «Oggi si è parlato di aziende».

«Il cinquantesimo del Vinitaly come tutti gli anniversari tondi ci spinge a valorizzare le cose straordinarie che sono state fatte» è il suo primo commento, «ma la pagina più bella del Vinitaly va ancora scritta». Con lui c’è il ministro per le politiche agricole Maurizio Martina. «Credo che le prossime sfide che abbiamo di fronte», aggiunge, «vedranno questo Paese tornare a fare squadra anche sulle questioni dell’agroalimentare. Il nostro obiettivo per il 2020 è raggiungere i 50 miliardi di expo nell’agroalimentare, 7,5 dei quali nel vino italiano». Per il vino, ha spiegato, eravamo a 4,9 miliardi e «nel 2015 abbiamo fatto più 10 per cento e siamo a 5,4 miliardi. Per quanto riguarda l’intero agroalimentare», ha aggiunto, «eravamo a circa 30 miliardi di export e oggi siamo a 36,9 miliardi».

Poi, all’incontro con Jack Ma di Alibaba (un fatturato da 500 miliardi di dollari e 400 milioni di clienti attivi l’anno), invita ad «uscire dal piagnisteo costante». E invita gli imprenditori a utilizzare il web, raccogliendo la sfida dell’e-commerce «perché adesso, in otto secondi si fa quello che Marco Polo fece in otto anni... Noi ci mettiamo la defiscalizzazione» assicura tra gli applausi dei presenti. L’imprenditore cinese, che, sorridendo, dice di preferire che a piangere siano i suoi concorrenti, fa sapere che in Cina «trecento milioni di persone appartenenti alla classe media chiedono prodotti di qualità» e che su 25 milioni di fatturato per il vino, solo il 6 per cento riguarda il vino italiano. «Bisogna crederci» gli fa eco Renzi, «chissà che non arriviamo al 60 per cento». Il fondatore di Alibaba fa intanto sapere che il 9 settembre la sua piattaforma si dedicherà al vino. «Per favore non facciamoci surclassare dai francesi» esclama il premier.

«Con due miliardi di persone nate dopo gli anni Ottanta, i nativi digitali», conclude Jack Ma, «l’economia del futuro è sul web. Abbiamo venduto cento Mercedes e cento Maserati in 18 secondi». E ribadisce: «La qualità dell’agroalimentare italiano piace anche perché in Cina abbiamo grossi problemi di inquinamento mentre il made in Italy è apprezzato per qualità e sicurezza alimentare». E assicura: «Alibaba non ha pietà per i contraffattori, solo l’anno scorso ne abbiamo fatti arrestare più di settecento».

Enrico Santi
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