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Vinitaly 2016

07.04.2016

«Diretta Verona»
un brindisi
per 50 Vinitaly

Lo studio di Diretta Verona
Lo studio di Diretta Verona

Un brindisi ai 50 anni di Vinitaly. E’ quello in programma stasera a «Diretta Verona», la trasmissione di Telearena condotta da Mario Puliero, che alla vigilia dell’edizione che celebra le nozze d’oro tra la rassegna fieristica e la città vuole tracciare la storia di una manifestazione che fa di Verona una vetrina internazionale. Ma prima di dare il via alla festa, non poteva mancare un focus sulla notizia del giorno: la decisione del Consiglio di indirizzo di chiedere la liquidazione della Fondazione Arena. Con la conseguenza del licenziamento di tutti i dipendenti. In studio la deputata del Partito Democratico Alessia Rotta, che ammette: "La liquidazione dell'ente lirico? E' una grave sconfitta per tutta la città". D'accordo il direttore de L'Arena Maurizio Cattaneo: "Liquidarle la Fondazione? In questo modo hanno perso tutti. Bisognava arrivare a un'intesa". Ma per Michele Corso, segretario generale della Cgil, che interviene al telefono, non è ancora tutto perduto: "Dobbiamo riaprire un dialogo, fino a giugno c'è spazio per la trattativa".

Inizia poi a tutti gli efeftti «Cin cin, 50 Vinitaly», il titolo della puntata, che vede come ospiti Lucio Bussi, giornalista e consulente di Veronafiere, che lavora a un libro sulla storia e il significato della rassegna enologica; Sandro Boscaini, presidente di Federvini e testimone, da presidente di Masi Agricola, della nascita della rassegna, 50 anni fa; Maurizio Danese, presidente di Veronafiere; Cornelia Tessari, della Cantina Tessari di Monteforte, produttrice di Soave e Garganega. Dal suo studio interviene Maurizio Cattaneo, direttore del quotidiano L’Arena.

Si comincia sfogliando l'album dei ricordi con Bussi: "La rassegna nasce nel 1967 come Giornate del Vino, una "costola" della Fieragricola che si svolgeva alla Gran Guardia". Aggiunge Boscaini: "L'intuzione l'ha avuta Angelo Betti: ha capito che per valorizzare il prodotto occorreva una rassegna di settore". Aggiunge Bussi: "Allora in Italia si producevano 70 milioni di ettolitri, ma solo pochi andavano all'estero. oggi, invece, si esporta il 40 per cento del prodotto".

Il presidente Danese svela la nuova strategia, adottata con forza da quest'anno dalla rassegna: "ufficio" in fiera e "osteria" in città, potremmo dire. "L'idea è di convogliare il business e quindi gli operatori in fiera, con l'obiettivo di renderla ancora pià internazionale, mentre per i wine lovers ci sono gli eventi in città". 

Fil rouge della serata non sono solo il passato e il glorioso presente del Vinitaly, tra le prime tre manifestazioni al mondo per il settore, con Bordeaux e Düsseldorf, che richiamerà in riva all’Adige migliaia di operatori, ma anche l’“altro Vinitaly“, quello che veronesi e turisti potranno vivere fuori dal quartiere fieristico, nel cuore della città. "Perché il vino è anche sexy", dice Stevie Kim, direttore di Vinitaly International, in collegamento con la Loggia di Fra Giocondo, "non a caso abbiamo scelto il nome delle iniziative fuori salone ispiradoci a ‪‎Sex and The City‬".

Numerosissimi, infatti, gli eventi, gli assaggi, le degustazioni, i veri e propri concerti delle voci più importanti del panorama nazionale che si alterneranno nei luoghi simbolo della città, a partire da Cortile Mercato vecchio e da piazza dei Signori.L'Arsenale sarà invece il luogo degli assaggi del vino biologico. "Significa senza prodotti chimici di sintesi che potrebbero alsciare residui, un prodotto salubre, onesto e sostenibile", spiega Boscaini.

Il direttore Cattaneo punta i riflettori sull'assenza della politica: "L'impressione è che ci sia poca sensibilità nel promuovere il vino e, in generale, i prodotti italiani". Conferma Boscaini: "Manca una capacità istituzionale che invece altri Paesi hanno. Lo sta facendo Vinitaly con altri poli fieristici dell'agroalimentare come Parma, ma non possono farlo da soli".

Durante la puntata sono state trasmesse anche alcune storie di produttori veronesi come Zeno Zignoli, definito, più che un semplice produttore, un «mistico del vino»: Monte dei Ragni, la sua piccola cantina nel cuore della Valpolicella classica, è stata votata da Intravino.com, la “Bibbia“ del vino digitale, tra le 100 migliori cantine d’Italia.

E se 50 anni fa i giovani abbandonavano le campagne, ora si registra un ritorno, perché il vino oggi garantisce futuro e occupazione: "Investire nel vino è il 160 per cento più remunerativo che investire in finanza", sottolinea Danese. "E garantisce il contatto con la terra, con la natura, l'adeguamento al ritmo delle stagioni", aggiunge Boscaini. "In contemporanea, permette di viaggiare e conoscere persone di tutte le nazionalità. Produrre vino è il lavoro più bello del mondo".

 

Elisa Pasetto
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