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05.10.2018

Il cibo del cuore
Tra i primi ricordi
c'è un piatto di pasta

Un bel piatto di pasta al pomodoro preparato dalla nonna, la ricetta speciale del pranzo della domenica, la spaghettata finita addirittura in testa giocando a tavola quando eravamo piccoli, o ancora la minestrina con il formaggino dei più piccoli: ogni italiano ha la sua pasta della memoria, legata ad un momento significativo della sua vita. Che spesso risale a un passato lontanissimo. TRACCIA INDELEBILE. La pasta, infatti, lascia la sua traccia indelebile nel nostro imprinting gustativo e nell’ippocampo (la «centralina» dei ricordi) già in tenerissima età. A rivelarlo è una ricerca realizzata da Doxa per Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, condotta su un campione rappresentativo di mille italiani di età superiore ai 15 anni, secondo cui per ben nove italiani su 10 (88%), il primo «ricordo di pasta» risale a prima degli otto anni. E il 46% lo colloca addirittura a prima dei quattro anni, proprio nel periodo in cui comincia a svilupparsi la memoria permanente. Diversi studi scientifici mostrano infatti come, a causa della cosiddetta «amnesia infantile», ricordiamo poco o nulla di ciò che ci è successo prima dei tre anni e mezzo di vita. Tuttavia, rimangono le sensazioni, frammenti di immagini e sapori. Così, quando ripensa alla pasta dell’infanzia, un italiano su due (49%) vede la pasta al pomodoro, il 18% degli intervistati la pastina o minestra (soprattutto tra i 15-24enni e gli over 65 residenti al Nord Est), mentre il 17% del campione, soprattutto al Nord Ovest. Al terzo la lasagna/pasta ripiena della domenica. Un binomio, quello pasta-famiglia, confermato dagli otto italiani su 10 che ne associano il primo ricordo ai genitori (62%) e ai nonni (18%). La ricetta della mamma (o della nonna), che secondo la ricerca, continua a farci sognare anche da grandi è la pasta al sugo. REGINA AL RAGÙ. Vince quella al ragù, con il 31% delle preferenze, che batte di poco quella condita con il sugo di pomodoro (29%). La passione per queste due salse divide il Paese in modo netto: il ragù fa battere il cuore al Nord e al Centro Italia, mentre al Sud la «Pummarola» sbaraglia ogni avversario. Due italiani su tre (il 65%) hanno cucinato la pasta per la prima volta da bambini (soprattutto le donne e nel Centro Italia) o adolescenti (specie al Nord). Ma c’è anche chi (come un uomo su dieci tra gli over 55) afferma di non averla mai cucinata. INGREDIENTE DELLA FELICITÀ. «La scienza ci ha spiegato che la pasta rende felici perché contiene triptofano e stimola la serotonina, cioè l’ormone della felicità», osserva Cristiano Laurenza, segretario dei pastai di Aidepi. «Questa ricerca aggiunge che è anche il nostro cibo del cuore, una parte importante del nostro passato affettivo che costituisce la nostra identità oggi». •

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