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Economia

12.09.2013

Troppi debiti, una procedura per cittadini «meritevoli»

L'ingresso della sezione fallimentare del Tribunale di Verona
L'ingresso della sezione fallimentare del Tribunale di Verona

Intere famiglie senza lavoro e con debiti fino al collo, dal mutuo che non fa sconti ai canoni d'affitto, alle scadenze fiscali. Il copione è sempre lo stesso. E l'epilogo in tanti casi è quello dell'usura. Ma nel paniere delle soluzioni per non essere sopraffatti dai debiti c'è uno strumento che consentirebbe ai protagonisti di queste vicende di scrivere un finale diverso. È la composizione della crisi da sovraindebitamento introdotta dalla legge numero 3/2012 (in vigore da febbraio 2012) a favore dei soggetti non fallibili. Una procedura concorsuale che nonostante le recenti modifiche volte ad ampliare ulteriormente la sfera dei beneficiari, nel nostro tribunale conta ad oggi solo quattro casi. «Tutte storie di famiglie che avendo perso il lavoro non possono far fronte a quella che è ancora la spesa più grossa: il mutuo», commentano alla sezione fallimentare del Tribunale di Verona, «e che hanno deciso di intraprendere una valida via di fuga contro l'usura, che consente il dilazionamento dei pagamenti». Il nuovo istituto è un'alternativa favorevole anche per i creditori (oggi prevalentemente banche), «che trarrebbero più vantaggio», si osserva, «da una liquidazione fatta con calma, piuttosto che da una vendita frettolosa e a prezzi di mercato sfavorevoli». POCO UTILIZZATO. Se da un lato l'istituto è ancora poco utilizzato perché poco noto, dall'altro, molti hanno il timore che andando in tribunale, la propria condizione di povertà sia resa pubblica e passi ai «disonori» della cronaca. Un terzo motivo è di ordine tecnico: «Si tratta di procedure articolate», sostiene il presidente del Tribunale di Verona, Gianfranco Gilardi, «con ancora qualche carenza sul piano normativo, nelle quali il tribunale non è chiamato a svolgere un mero controllo formale, come si potrebbe intendere dal dettato normativo, bensì si trova ad assumere responsabilità più ampie come la verifica della fattibilità del piano presentato dal debitore e quindi della sussistenza di una serie di garanzie per i creditori». LE POSSIBILITÀ. Scopo dell'istituto è offrire ai soggetti che non possono fallire un'alternativa all'esecuzione forzata giudiziale, che consenta al debitore di assumere un ruolo di collaborazione attiva nella gestione della propria crisi mediante un accordo con i creditori (la cui proposta va depositata in tribunale). L'accordo, contenente la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che deve essere approvato dai creditori nella misura del 60% dei crediti ammessi al voto», spiega Silvia Zenati, presidente dell'Associazione veronese dei concorsualisti, vincola i soggetti che lo stipulano ed è opponibile ai terzi con effetti che agevolano il debitore a uscire dal sovarindebitamento, quali «la sospensione delle azioni esecutive e dei sequestri conservativi e l'impossibilità di acquistare diritti di prelazione sul patrimonio del debitore». A tale procedura possono accedere le persone fisiche in stato di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà (o l'incapacità) di onorare gli impegni assunti.  IL PIANO DEL CONSUMATORE Oltre all'accordo del debitore e alla liquidazione del patrimonio, è possibile una terza forma di composizione della crisi: il piano del consumatore, che contiene sempre la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti, ma può essere presentato solo dal debitore che abbia assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Il piano prescinde da un accordo con i creditori in quanto soggetto esclusivamente all'omologazione da parte del giudice. A sua volta basata su una valutazione circa la fattibilità della proposta e meritevolezza della condotta d'indebitamento adottata dal consumatore. In altri termini, il piano sarà omologato solo «in assenza di atti di frode ovvero di comportamenti imprudenti da parte del consumatore, che lo abbiano, cioè, portato ad assumere obbligazioni sproporzionate alle sue capacità patrimoniali», spiega Zenati. PAGAMENTO PARZIALE. Il piano può prevedere il pagamento parziale dei crediti muniti di privilegio, pegno e ipoteca (in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione) e la dilazione di pagamento dei debiti tributari «da valutarsi tuttavia con molta attenzione in quanto aprirebbe una procedura alquanto complessa». Una strada che val la pena di tentare, ma che «molti consumatori ignorano», conferma Stefano Fanini, presidente Codacons Verona, alle prese con campagne informative. «I dati veronesi di accesso alla procedura sono deludenti, in linea, se non peggiori a quelli di altre province», ma «è anche vero che la normativa prevede alcuni stringenti limiti e i consumatori che si sono rivolti alla nostra associazione per tentare questa via sono rimasti scettici oppure non hanno potuto usufruirne per mancanza dei requisiti». FOTO PARZIALE. Certo è che la casistica documentata non rispecchia la fotografia reale dei sovraindebitati veronesi. Ne sa qualcosa Sos Consumatore cui si rivolgono in media 300 persone l'anno «con grosse difficoltà economiche», dice il presidente Roberto Raggi, «aggravate da soventi richieste di danaro da parte di fornitori di beni e servizi, a titolo di conguaglio e senza giustificativi». Si cumulano così una serie di situazioni debitorie, conclude Raggi, «che risolviamo per lo più con la mediazione, senza chiuderci e anzi favorendo anche le forme di composizione delle crisi che vedono un coinvolgimento del tribunale».

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Francesca Saglimbeni
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