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Economia

05.10.2013

Qualità ed esportazioni le vie per il calzaturiero

Un operaio intento al lavoro in un calzaturificio
Un operaio intento al lavoro in un calzaturificio

Il calzaturiero veronese ha ancora ridotto la sua quota di export a livello nazionale, scendendo alla 14^ posizione e calando (con 184,56 milioni contro i 185,36 del primo semestre 2012) dal 4,68% del 2012 al 4,48%. Il totale export Italia è salito invece di quasi quattro punti, passando da 390,30 a 4.117,24 milioni.  Resta il fatto che il settore, in Italia, nel Veneto e a Verona, ancora una volta ha registrato una sostanziale tenuta dei livelli produttivi grazie al traino del'export, in particolare quello fuori la Ue, mercato dove, comunque, vanno 7 calzature veronesi su 10. Mercato che oltre a non sviluppare la domanda, ha adottato un sistematico ritardo nei pagamenti, favorito anche dalla stretta del credito bancario. MERCATI ESTERI. Umberto Pinamonte, referente del Distretto calzaturiero rileva poi due fatti fondamentali: «Le imprese di maggiori dimensioni, che hanno potuto investire sui mercati esteri lontani, registrano una ripresa, mentre le altre pagano la crisi del mercato interno. Nell'export sono andate bene le province che puntano su prodotti di qualità e prezzo medio-alto, che hanno avuto incrementi interessanti. C'è la conferma che anche per le aziende di limitate dimensioni è indispensabile internazionalizzarsi per far pronte al difficile momento del mercato interno». Per l'Italia, accanto ai colossi importatori come Germania (perso mezzo punto , ma Verona è andata sotto del 3,41%) e Francia, sono cresciuti Stati Uniti, Svizzera e Russia, tre paesi tornasole, che, invece, per Verona e le prime due hanno visto perdite pesanti (-33,73 e -5,06 rispettivamente), mentre per Verona la Russia ha visto un +62,92%.  Però non ci siamo perché per l'Italia i tre paesi rappresentano un totale di un quarto dell'intero export per Verona siano fermi intorno al 65 complessivo.  Quindi Verona dipende dei due colossi Germania e Francia (30% insieme) e dall'area Belgio - Paesi Bassi (un altro 20%). È significativo poi il fatto che tra i paesi che hanno avuto in Italia incrementi superiori alla media ci siano, oltre a Francia e Russia anche Cina e Hong Kong, come pure emirati Arabi , Corea, Canada, paesi che, di contro, per Verona rappresentano meno del 10% ed hanno perduto quasi l'8%. «Sono cifre», ribadisce Pinamonte, «che fanno riflettere e che confermano come urgenti le necessità di investimenti culturali e di marketing perché il settore possa espandersi almeno come il resto d'Italia». F.R.

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