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Economia

02.10.2013

Gli enti pubblici pagano sempre in ritardo

Il ritardo nei pagamenti constringe le aziende a rivolgersi alle banche
Il ritardo nei pagamenti constringe le aziende a rivolgersi alle banche

A quanto ammontano i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese veronesi? Se lo chiedono le associazioni imprenditoriali che il 15 settembre, termine fissato dal decreto legge 35/2013 dell'8 aprile scorso (il cosiddetto «sblocca pagamenti», ndr), attendevano di conoscere i dati completi sui debiti certi, liquidi ed esigibili, maturati dalla Pa nei confronti delle aziende fino al 31 dicembre 2012 e non ancora estinti. Il Governo non ha mantenuto la promessa e Confartigianato attacca. «Le nostre imprese hanno bisogno di certezze sul diritto a veder onorati i loro crediti», dice l'associazione. «Ai debiti arretrati si sommano quelli derivati dal mancato rispetto della legge in vigore dal gennaio 2013 (che recepisce la direttiva pagamenti europea, ndr), la violazione della quale può comportare l'apertura di una procedura d'infrazione da parte dell'Ue nei confronti dell'Italia». TERMINI DI PAGAMENTO. La normativa fissa a 30 giorni il termine per i pagamenti nelle transazioni commerciali, scadenza quasi mai rispettata. Gli imprenditori sono così costretti a rivolgersi alle banche, accollandosi un extracosto complessivo nazionale di 2,2 milioni. «Inspiegabilmente non è stata accolta la nostra proposta di compensazione secca, diretta tra i debiti della Pa verso le imprese e i debiti fiscali e contributivi delle imprese verso lo Stato», denunciano da Confartigianato. Intanto c'è chi ha fatto i conti sulla quantità di risorse messe a disposizione di Comuni, Province e Regione per pagare una parte dei debiti con le imprese entro fine anno, grazie principalmente allo sblocco del patto di stabilità nazionale (per gli enti con liquidità), alle anticipazioni di Cassa depositi e prestiti e alle deroghe al patto di stabilità regionale. «Provvedimenti che costituiscono un'importante boccata d'ossigeno, tenendo anche contro della stretta creditizia a cui le banche stanno sottoponendo le imprese», dice Ferdinando Marchi, segretario Cna Verona. «Siamo però preoccupati perché il vincolo del patto di stabilità è stato allentato solo per quest'anno, nulla è invece previsto per il 2014». Cna Veneto ha commissionato al Centro Studi Sintesi una ricerca che fa il punto sulla situazione regionale. Entro fine anno le imprese creditrici della Pa veneta beneficeranno di 1.253milioni di euro destinati principalmente alle fornitrici della sanità (777,2milioni pari al 60% ), di Comuni e Province (345milioni) della Regione, 130 milioni, esclusa la sanità. Nel Veronese si concentra il più alto numero di Comuni veneti (87 sul totale di 93, pari al 94%) che possono derogare al patto di stabilità per disponibilità di cassa. La provincia è al primo posto anche per anticipazioni di liquidità dalla Cdp (468.863 euro nel 2013, altrettanti nel 2014). In totale le amministrazioni locali scaligere metteranno sul piatto della compensazione degli insoluti verso i privati circa 37milioni (sui 344 veneti), 34 dei quali ripartiti tra i Comuni. In testa alla classifica degli enti locali con maggior disponibilità a saldare i debitori Oppeano, con oltre 5milioni, Verona, con 4,1, San Martino, con 2,8, Caldiero e Sommacampagna con oltre 1,5 milioni. Ultimi, Mozzecane con 7mila euro, San Giovanni Lupatoto 6mila e Roverchiara con 2mila euro. I DEBITI DELLE ULSS. A metterli in colonna, Assobiomedica, la Federazione imprenditoriale di Confindustria, che rappresenta le fornitrici di strumenti e tecnologie biomediche e diagnostiche alle strutture sanitarie pubbliche e private (dai reattivi chimici per le analisi del sangue, alle valvole cardiache per interventi a cuore aperto, dalle protesi impiantabili come pacemakers e stent, a Tac e risonanze magnetiche), che lamenta uno scoperto di 5miliardi, oltre 384milioni in Veneto (l'8% del totale nazionale).  In regione il tempo medio di liquidazione delle fatture da parte delle aziende sanitarie è di 256 giorni (270 è la media nazionale). A pagare con i tempi più lunghi è ancora l'azienda ospedaliero-universitaria integrata con 486 giorni di ritardo, che però sta migliorando le proprie performance (erano 526 giorni a fine 2012). Servono invece 382 giorni all'Ulss 21 di Legnago, 226 alla 20 di Verona, 171 alla 22 di Bussolengo (133 a fine 2012).

Valeria Zanetti
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