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Economia

02.11.2013

Geometri, ingegneri  e architetti si rinnovano

Ilaria Segala
Ilaria Segala

Reinventarsi una professione, coglierne le nuove linee di tendenza, riadattando il tradizionale ruolo dell'ingegnere, del geometra, dell'architetto, dell'agronomo, del commercialista o dell'avvocato alle richieste di un mondo cambiato, rivoluzionato dalla crisi e dalle nuove tecnologie. Un percorso obbligato per chi non vuole restare escluso dal mercato, come hanno già intuito molti professionisti. GEOMETRI. Le nuove frontiere della categoria dei geometri guardano sempre più in due direzioni: la riqualificazione del patrimonio edilizio già esistente e la sostenibilità ambientale. «Il geometra proiettato verso il futuro avrà una nuova sensibilità, più attenta al rispetto dell'ambiente e del territorio e dunque con un ruolo sociale importante», spiega Pietro Calzavara, presidente dell'ordine dei geometri. «Si dovrà puntare molto sulle nuove tecnologie, sulle energie rinnovabili, sui materiali biocombustibili e tutto ciò che riguarda la green economy».  L'altra strada da percorrere è quella delle riqualificazioni. «La politica sempre più emanerà dispositivi a tutela del territorio, che impediranno finalmente di occupare altro spazio con il cemento», conclude Calzavara. «Si renderà necessario quindi riqualificare il patrimonio edilizio esistente dal punto di vista energetico, della sicurezza sismica». INGEGNERI. «Tra le varie specializzazioni di Ingegneria quella che continua a offrire opportunità agli iscritti è senz'altro la meccanica, dove la richiesta del mercato è sempre più alta rispetto all'offerta di laureati», spiega Ilaria Segala, presidente dell'ordine degli ingegneri.  «Vanno bene anche il settore elettrico ed elettrotecnico, mentre gli indirizzi edili, civile e ambientale stanno risentendo della crisi». Finora era accaduto raramente che queste figure perdessero il posto di lavoro a carriera inoltrata, mentre oggi può capitare anche questo.  «Alcuni si trasferiscono in Germania, dove la richiesta di ingegneri è altissima, altri si aprono una partita Iva», prosegue la Segala. «Attualmente gli iscritti sono ripartiti al 50% tra dipendenti di aziende pubbliche e private e liberi professionisti: la crisi però porta a drogare un po' il mercato, spingendo qualcuno a non rispettare le tariffe professionali a scapito dei colleghi». Una dinamica che, secondo la presidente dell'ordine, non giova a nessuno: «La mancanza di lavoro può portare ad adattarsi a cifre inadeguate, invece l'unico modo per rilanciare la professione è non giocare al ribasso». ARCHITETTI. Per far fronte alla crisi economica anche gli architetti stanno cercando di modificare il proprio modello di organizzazione del lavoro, trasformando le strutture professionali e la stessa gestione degli studi, puntando sull'energy technology, sul partneriato tra pubblico e privato, sui nuovi materiali e le forme nuove del processo edilizio.  «Il Consiglio dell'ordine sta lavorando molto, soprattutto con le nuove generazioni, sulle modalità con cui l'architetto dovrà svolge la propria professione», spiega Arnaldo Toffali, presidente dell'ordine degli architetti. «Tra le iniziative in atto vi è la progettazione della nuova sede degli Ordini professionali nell'area degli ex Magazzini Generali. Lo studio della nuova sede è oggetto di un lavoro multidisciplinare, e a tale scopo sono stati individuati dei neolaureati under 35 anni». Approccio multidisciplinare, dunque, ma anche un occhio di riguardo per l'internazionalizzazione. «Molto importante è stata l'adesione al progetto Verona World Made, come stimolo per offrire l'opportunità agli iscritti di partecipare ad attività nei mercati stranieri, attraverso la possibilità di contatti con gli interlocutori istituzionali dei Paesi ospitanti».

Manuela Trevisani
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