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Economia

22.07.2013

Consumatore e territorio le chiavi per vendere vino

Davide Mascalzoni, dg di Giv
Davide Mascalzoni, dg di Giv

«Sul fronte del marketing territoriale e della promozione all'estero del vino italiano c'è ancora molto da fare, ma è vero anche che sono stati fatti notevoli passi in avanti. Mi riferisco al progetto presentato a fine giugno al ministero delle Politiche agricole da Istituto Grandi Marchi e da Italia del Vino Consorzio in merito al mercato cinese». Lo ha affermato Davide Mascalzoni, direttore generale del Gruppo Italiano Vini intervenendo a VinoVip di Cortina, la biennale del vino organizzata dalla testata Civiltà del Bere lo scorso fine settimana e dove l'ospite d'onore era la master of wine Jancis Robinson, tra le voci più autorevoli a livello internazionale.
Numeri alla mano, la Cina resta ancora una chimera per le produzioni enologiche italiane: a fronte di una crescente presenza nelle rassegne di settore, la quota di mercato del vino italiano è passata dall'8% del 2006 al 6% del 2012. Il giro d'affari del vino italiano nel 2012 si è attestato sui 75 milioni di euro, tra sfuso e imbottigliato, contro i 612 della Francia, i 177 dell'Australia, i 114 del Cile e gli 87 della Spagna.
Presentasi compatti per affrontare le richieste di un mercato che oltre ad essere globale è anche sempre più desideroso di conoscere sembra dunque essere la via da percorrere. Italia del Vino Consorzio e Istituto Grandi Marchi si muovo in questa direzione sul fronte cinese con un piano triennale da 4,7 milioni di euro, tra fondi Ocm e investimenti privati che, se saranno approvati dal ministero, verranno utilizzati per azioni a carattere istituzionale e precompetitivo, specifiche per gli operatori di filiera, per il personale addetto alla mescita e per il consumatore finale.
Della necessità di un coordinamento sul fronte della promozione del vino italiano ha parlato anche Giovanni Mantovani, direttore generale di Verona Fiere: «oggi è cambiato il ruolo dei paesi produttori e in questo contesto globale siamo presenti ad intermittenza, senza investimenti di sistema. I fondi Ocm sono visti come una coperta da spartire, ma le logiche rinascimentali non funzionano più».
Vinte quindi le battaglie della qualità e dell'identità a livello produttivo, il vino italiano deve ora puntare alla sfida commerciale attraverso attente analisi di mercato, ma senza mai perdere di vista il consumatore finale a cui il vino va raccontato. «Per decenni - ha sottolineato la Robinson - le cantine sono state le protagoniste indiscusse nel mondo del vino. Oggi invece il consumatore chiede di visitare il vigneto. È una sorta di "ritorno alla vigna". Anche la ricerca va in questa direzione: basti pensare alla mappatura del dna della vite, alle carte dei suoli, agli atlanti ampelografici, tutte attività finalizzate a garantire al consumatore finale la tracciabilità delle uve». L.V.

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