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Economia

05.12.2013

Carni bianche, prezzi in discesa e più consumi

Immagine d'archivio di prodotti avicoli italiani in un supermercato
Immagine d'archivio di prodotti avicoli italiani in un supermercato

È il Veneto a detenere il 50,1% del fatturato industriale nazionale per pollo, tacchino e uova, grazie alla presenza sul territorio delle principali imprese del comparto. Prima tra tutte il Gruppo Veronesi. Una Regione dove la rilevanza economica della filiera avicola sul panorama dell'agroalimentare è del 21%, contro una media nazionale del 4%. Primati assoluti per un settore che, stando ai dati del rapporto presentato ieri a Roma di Nomisma per UnaItalia, associazione con il 90% delle aziende del comparto, non sembra risentire della crisi.
Negli ultimi 10 anni, infatti, i consumi interni sono aumentati dell'8,5%, prossimi al sorpasso sulle carni rosse e la produzione del 16% toccando le 817 mila tonnellate. Questo, grazie alla qualità delle carni, quasi 100% italiane ma anche alla convenienza di prezzo, con il pollo diminuito del 12% rispetto al 2002 (oggi 4,2 euro/kg contro 4,8 euro/kg), a fronte del rincaro della vitella del 30% (25 euro/kg contro 17,6 euro/kg). Un trend positivo continuato anche nel primo trimestre del 2013, con consumi in aumento dell'1,2% (siamo su 19,4 kg pro capite l'anno), in particolare +2,2% il pollo, stabile il tacchino, +0,8% le uova. Il comparto, che nel 2012 ha fatturato 5,7 miliardi di euro, conta 1.600 imprese con 25.000 addetti, con retribuzioni lorde cresciute negli ultimi 10 anni del 58%, molto più rispetto all'industria alimentare (+45%).
RUOLO DEL VENETO. «Il Veneto da sempre ha avuto un ruolo fondamentale nel settore e oggi è ancor più consolidato», ha detto Aldo Muraro, presidente UnaItalia, «visto che su 1.260 milione di tonnellate prodotte in Italia il 40% viene dal Veneto, un primato a cui sono collegati fatturato e occupazione». Per il gruppo Amadori, a giocare la carta vincente è anche avere un'etichetta completa e trasparente, con tutta la storia del prodotto interamente nazionale, dalla produzione dei mangimi alla trasformazione. Il trend positivo del settore si rispecchia nelle stime di fine anno anticipate all'Arena del Gruppo Veronesi, dopo aver chiuso il passato esercizio con 2.731 milioni di fatturato. «Prevediamo di chiudere il 2013 con un aumento delle quantità prodotte del 5-6%, in particolare per il pollo e i cosiddetti elaborati», ha detto il presidente Bruno Veronesi, «come fatturato invece l'incremento potrà essere di circa l'1,5% perché i prezzi di produzione sono aumentati».
L'Italia è il paese con i più alti costi di produzione, dove la prima voce sono i mangimi. Per questo l'imperativo per il futuro delle imprese, secondo UnaItalia è la crescita in dimensione, aggregazione ed efficienza, puntando su preparati pronti e a maggior valore aggiunto per il consumatore.

Sabina Licci
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