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Economia

19.02.2014

Bpvi aumenta il capitale e punta a Veneto Banca

Gianni Zonin
Gianni Zonin

Stavolta c'è un miliardo di motivi in più perché la fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca vada in porto. Ci ha pensato il Cda dell'istituto presieduto da Gianni Zonin a calare l'asso dell'aumento di capitale monstre. Un miliardo, appunto, che si aggiunge ai 600 milioni e passa che l'anno scorso avevano portato il Core Tier 1, l'indice che misura la solidità patrimoniale, a superare il 9%, rispettando i dettami europei che impongono alle banche di arrivare almeno all'8%.
OBIETTIVI. Questa montagna di munizioni, chieste in parte agli oltre 90 mila soci attuali (700 milioni) e in parte a nuovi soci (300 milioni), permetterà all'indice a cui più guardano tanto la Banca d'Italia quanto la Bce di schizzare al 12,5%. Troppa grazia. E infatti, come precisano il presidente Zonin e il direttore generale Samuele Sorato, l'aumento di capitale sarà destinato soprattutto «a eventuali operazioni straordinarie di crescita», oltre che all'ulteriore rafforzamento patrimoniale e al sostegno dell'economia con nuovi impieghi. «Stiamo studiando diversi dossier - conferma Zonin - e contiamo di trovare la soluzione più indicata per garantire una crescita equilibrata al nostro gruppo. Banca Popolare dell'Etruria e Veneto Banca sono tra le opzioni possibili, non le uniche». La capitalizzazione di Borsa di Popolare Etruria, di poco superiore ai 150 milioni, lascia però intendere che il miliardo di aumento di capitale sia più funzionale alla madre di tutte le fusioni, quella di cui si parla da un decennio, tra Popolare di Vicenza e Veneto Banca.
TRATTATIVE. «Per fare un matrimonio - riconosce Zonin - bisogna essere in due. Specie tra noi banche popolari, a maggior ragione se entrambe non quotate, non esiste che le aggregazioni avvengano attraverso operazioni paragonabili a Opa, men che meno ostili». Già, ma se finora da Vicenza la disponibilità a salire sull'altare è stata ribadita più volte, da Montebelluna sono arrivati soltanto segnali negativi. Il più gentile, se così si può dire, è stato dell'ad Vincenzo Consoli: «BpVi faccia un'offerta, noi la valuteremo». Sottinteso, gli istituti sono di dimensioni più o meno analoghe e, numeri alla mano, Vicenza non potrebbe pretendere il bastone del comando. Non sarà una passeggiata raccogliere un miliardo («Ma noi siamo bravi, ce la faremo», assicura Zonin), ma con questa dote supplementare il pendolo si sposterebbe in zona BpVi. «Non abbiamo ancora parlato con l'advisor di Veneto Banca», aggiunge il presidente. La verità è che, in questo strano matrimonio i cui promessi sposi non si sono ancora parlati, un ruolo decisivo lo gioca il prete che deve sposarli, che nel caso specifico è la Banca d'Italia. «Noi siamo molto rispettosi della moral suasion di Banca d'Italia - afferma Zonin, conscio che via Nazionale considera la Popolare di Vicenza quale banca aggregante - e non so cosa pensino gli altri. Dopodiché, se l'operazione va in porto bene, altrimenti non succede mica niente».
LA STRATEGIA. Samuele Sorato, direttore generale di BpVi, sta mettendo a punto il bilancio 2013 del gruppo. «Registriamo una buona performance della gestione caratteristica - rivela - in crescita del 14%, con i proventi operativi in aumento del 3,5% e i costi in discesa del 2,5%. La politica di gestione, però, sarà prudenziale e destinerà gli utili di esercizio agli accantonamenti». Messa in sicurezza la gestione operativa, Sorato sposta poi l'attenzione sulla crescita per linee esterne. «Abbiamo già fatto delle piccole operazioni - spiega - come l'acquisto di 16 sportelli da Carife, 14 a Roma e 2 in Romagna. Forse ne faremo delle altre (è in ballo l'acquisizione di un piccolo istituto nel Sannio, ndr), ma con questa decisione del Cda di aumentare il capitale di un miliardo le opzioni aumentano». Non è un mistero per nessuno che, fosse per Sorato, la fusione con Veneto Banca verrebbe fatta domani mattina. «Io vedo solo vantaggi per il Nord Est - ribadisce il dg - e anche per i dipendenti dei due gruppi. Le sovrapposizioni non porterebbero a nessun esubero e, anzi, il servizio migliorerebbe». Già, ma resta lo scoglio finale: chi comanda? A Vicenza non hanno mai avuto tanti dubbi. Con un miliardo in più ne avranno ancora meno. Ora, però, tocca ai soci.
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Marino Smiderle
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