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Economia

06.02.2014

Appalti, le nuove regole snobbate dagli enti

Fortunato Serpelloni
Fortunato Serpelloni

Nelle intenzioni del legislatore il servizio dovrebbe introdurre elementi di semplificazione e trasparenza nella «governance» degli appalti pubblici. Invece l'entrata in vigore dell'Avcpass per la verifica telematica dei requisiti delle imprese partecipanti alle gare di importo pari o superiore ai 40mila euro, finora ha incontrato l'indifferenza delle stazioni appaltanti (enti pubblici che indicono appalti) e l'ostilità delle associazioni di categoria degli edili, tutti compatti dagli artigiani ad Ance nel chiedere di posticiparne l'avvio. Istanza che il Parlamento sembra disposto ad accogliere, se anche la Camera approverà il Mille Proroghe nella versione licenziata dal Senato.
«Diversamente il sistema degli appalti pubblici è da subito a rischio blocco», denuncia Silvano Scevaroli, presidente degli edili di Confartigianato Verona. «Sono ancora pochissime le stazioni appaltanti registrate sulla piattaforma informatica del servizio on line dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici». Le disposizioni contenute nell'art.6 bis del Codice dei Contratti impongono che la documentazione comprovante il possesso dei requisiti delle imprese sia acquisita dagli enti attingendo alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici (alle aziende spetta integrare solo se la documentazione disponibile non è completa, ndr) ma non prevedono sanzioni per le stazioni inadempienti. «Se le stazioni non sono pronte, il mercato rischia lo stallo, con ripercussioni gravi per le migliaia di piccole e medie imprese dell'edilizia che lavorano con le Pa», inquadra Scevaroli.
Anche con la proroga il problema però si sposta solo di qualche mese e non è la prima volta. L'utilizzo del sistema, come ricordano dall'Autority, doveva partire l'anno scorso. Di sei mesi in sei mesi slitterà fino al prossimo primo luglio. «A fine 2013 solo 141 stazioni appaltanti ed un migliaio di operatori in tutta Italia avevano chiesto di poter effettuare la formazione per approcciare il nuovo strumento», ammette Luciano Berarducci, consigliere dell'Autorità.
La Regione, prima stazione appaltante in Veneto nel 2012 (gli ultimi dati disponibili sono contenuti nel IX rapporto «Il mercato degli appalti in Veneto», curato da PromoPa Fondazione, ndr) e terza in Italia dopo Lombardia e Lazio con un valore complessivo di gare pari a 6,74 miliardi, cerca di capire come muoversi. «Il nostro compito in questo contesto è di supportare le stazioni e gli operatori attraverso un'adeguata formazione», spiega l'assessore regionale ai Lavori pubblici, Massimo Giorgetti.
Nel Veronese, dove Comune capoluogo e Azienda ospedaliera figurano tra le prime cinque stazioni venete, con importi rispettivamente di 131 e 92milioni circa, non va meglio.
«Abbiamo fatto pressione per ottenere la proroga. Ora ci stiamo impegnando per organizzare insieme all'Autorità un evento formativo, già per marzo, destinato ad enti pubblici ed imprese», aggiunge Fortunato Serpelloni alla guida di Ance scaligera. Da Roma Berarducci offre disponibilità. «Pronti ad intervenire per far comprendere la portata dello strumento che riduce per le amministrazioni e le singole imprese il rischio di produrre documenti mal formulati o non presentati nei tempi previsti dai bandi. Condizioni che offrono il fianco a ricorsi ed impugnazioni di aggiudicazioni».
Intanto in attesa che il sistema decolli, Pa ed imprese continuano a ricorrere alle vecchie verifiche cartacee.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Valeria Zanetti
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