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02.10.2009

Roberto Vecchioni prova a giocare a scacchi con Dio


 Roberto Vecchioni, cantautore e scrittore
Roberto Vecchioni, cantautore e scrittore

Dall'alto dei cieli scende sulla Terra al cospetto dei mortali e per capire meglio le sue stesse creature alle quali ha dato il libero arbitrio assume diverse identità travestendosi da pittore rinascimentale, trapezista, cortigiana e chitarrista rock. Si tratta dell'Onnipotente ma non è lui il personaggio principale di Scacco a Dio, l'ultimo romanzo edito da Einaudi (255 pagine, 17,50 euro) del cantautore, paroliere e scrittore brianzolo Roberto Vecchioni, bensì il suo angelo consigliere Teliqalipukt inviato allo stesso tempo sul Pianeta e al quale l'Onnipotente si presenta in carne ossa nelle sembianze di celeberrime personalità storiche, rispettivamente Catullo, JF Kennedy, Shakespeare, Oscar Wilde, Federico II, il matematico Evaristo Galois,il musicista Jimy Hendrix, e persino Sir Alec Guinness, l'attore interprete del prete investigatore Padre Brown, solo per citarne alcuni. Il filo conduttore che unisce i personaggi della storia è la volontà di ribellarsi a quanto il destino sembra aver stabilito per loro ed è proprio dalla sorgente di queste forti personalità, inquiete ma feconde, che scaturisce la necessità del riscatto dal malessere e dal dolore, ambedue condizioni vissute dall'autore che si definisce un «ateo credente» e recentemente si è dovuto misurare, seppure indirettamente, con l'eterno dilemma della malattia,della vita e della morte.
«Gli uomini non hanno la stessa illuminata intelligenza e sapienza del Signore perciò non possono assolutamente rispondere sempre come vuole Lui», afferma il «cantastorie» Teliqalipukt capace di rivelarsi un buon psicanalista nei rispettivi dialoghi col Dio camaleonte che di seduta in seduta non manca di sorprendere, commuovere, divertire.
«Sono storie ribelli di chi vuol essere altro da sé e credo che tutti gli uomini giochino a scacchi con Dio - ha affermato il professor Vecchioni, docente di Forme di poesia per musica all'università di Pavia e titolare di un corso alla Sapienza di Roma e ha aggiunto «il problema è chiedersi se Dio lo permette o non lo sopporta».
Disincantato, a tratti beffardo e originale sia nell'idea che nella struttura stilistica poliedrica in cui si fondono dialogo, meditazione e flusso di coscienza, quest'opera è un inno alla vita che insegna a guardare le cose sempre alla luce del loro duplice aspetto e colpisce per la sua vocazione alla fede in senso puro, disgiunta da qualsiasi attribuzione espressamente cattolico-cristiana: pur avendo come pilastro Dio Onnipotente, infatti, apre a un credo universale che dia forza all'essere umano al di là degli schemi.

Michela Pezzani

Michela Pezzani
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