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26.08.2009

Picasso e l'avventura teatrale di «Parade»

Parade di Picasso. L’opera, eseguita nel 1917 misura circa 10 metri per 17
Parade di Picasso. L’opera, eseguita nel 1917 misura circa 10 metri per 17

La prima guerra mondiale è in corso e come per reazione a Parigi prolificano fermenti artistico-letterari che ricercano il nuovo: da Zurigo arrivano gli echi del dadaismo, il futurismo sforna manifesti e proclami, mentre il Surrealismo sta per vedere la luce grazie a Apollinaire. Picasso è immerso in quel clima, da molti è già considerato un «pittore straordinario», il suo lavoro presentava una raffinatezza che si allontanava sempre più dal cubismo. Quando verso la fine del 1916, l'artista spagnolo decide di buttarsi nell'avventura teatrale di Parade, il cubismo ha ormai espresso quanto doveva. Alla fine del 1915 firma ancora i famosi Arlecchini, nel linguaggio geometrico e colorato del cubismo sintetico, e i ritratti disegnati. Due stili che coesistono nel periodo che lo vede collaborare con i Ballets russes. La morte improvvisa della sua compagna Eva, la chiamata alle armi di Braque e Apollinaire, lasciano Picasso triste e solo nella capitale francese. Gli restava il giovane e brillante poeta Cocteau, sempre in stretto contatto con il grande animatore impresario della danza Sergej Diaghilev.
L'incontro decisivo per Parade, sarà nell'autunno del 1915: Cocteau vuole coinvolgere Satie e Picasso nel suo progetto di un balletto realistico e moderno. Nell'estate del 1916 ottiene la loro adesione e subito ha inizio il lavoro a tre. Il viaggio in Italia di Picasso dura otto settimane nella primavera del 1917. Arriva nella «città eterna» assieme all'amico Jean Cocteau richiamato da Diaghilev per dare il via al progetto relativo alla scenografia e ai costumi di Parade. Mentre Picasso trasforma le trovate sceniche di Cocteau inserendo il noto, eccezionale trio costituito dai «manager», concepito con stile cubista, Satie in contemporanea compone «una esposizione di fughe», una musica sapiente dalla struttura rigorosa, definita un «capolavoro di architettura».
«Non dimenticherò mai - scrive Cocteau – lo studio di Roma di Picasso. Una cassetta conteneva il modello di Parade, il suo mobilio, i suoi alberi, la sua baracca...». Picasso si chiude nel suo atelier per lavorare sodo e perfezionare scene e costumi. La sera, al Caffè Greco, incontra i pittori futuristi tra cui Balla, Depero, Prampolini, Socrate, e frequenta i loro atelier.
Nacque a Roma Parade: questa immensa tela di 10,60 per 17,25 metri, dipinta con colori a tempera con la collaborazione del pittore italiano Carlo Socrate. Si tratta di un'opera straordinaria, lirica e malinconica assieme, di grande intensità emotiva.
Cocteau prende ispirazione da un dipinto di Georges Seraut: ha per protagonisti degli artisti da fiera che cercano di invogliare la gente a entrare in un inverosimile teatrino per assistere al loro spettacolo. Nel sipario ci sono due manager cubisti, un prestigiatore cinese, una ragazzina americana, una coppia di acrobati che eseguono salti mortali, un buffo cavallo. Anche i costumi sempre firmati da Picasso, vengono realizzati con materiali vari quali latta, stoffa, legno. «Parade è un giocattolo infrangibile», dirà Jean Cocteau. Parade non nasconde nulla, non è cubista, non è futurista, non è dadaista e allora cos'è Parade? «Ho la tentazione di rispondere: non rompete Parade per vedere che cosa c'è dentro. Non c'è nulla».
La prima di Parade è fissata per il 18 maggio 1917 al Théatre du Chatelet di Parigi. Di certo quest'opera manifesto, entrata nella storia dell'avanguardia, sconvolse l'estetica del balletto.
Apollinaire era stato profetico quando disse: «Parade sconvolgerà le idee di non pochi spettatori. Certo, saranno sorpresi, ma assai piacevolmente, e incantati, impareranno a conoscere tutta quella grazia dei movimenti moderni che avevano sospettato». Lo sconcerto degli spettatori fu davvero grande, ma una persona tra il pubblico ne rimase incantata emozionandosi visibilmente, era Marcel Proust. Durante il soggiorno romano, Picasso si recheranno sia a Napoli che a Pompei assieme all'amico Stravinskij; vanno alla scoperta dei tesori napoletani, da cui vogliono trarre spunti per il balletto Pulcinella. Picasso tesse una visione collettiva, non separa i monumenti artistici dalla vita popolare, i musei dalla strada, e neppure i corpi dei ballerini che egli vede riflessi nelle statue antiche. Come avvenne per Ingres e Renoir è a Napoli che Picasso scopre l'antico, nei luoghi cantati da Virgilio. Non ci sono rideau da realizzare per il balletto Pulcinella, messo in scena il 15 maggio 1929 all'Opéra, una tra le migliori realizzazioni dei Ballets russes. Tra tutti i balletti ai quali collaborò; Pulcinella rimase il suo preferito, quello che rispondeva meglio al suo gusto personale. «Picasso fece meraviglie - rilevò Stravinskij - mi è difficile dire se mi incantasse più il colore, la plasticità o il sorprendente senso teatrale di quest'uomo straordinario». Gli studi a tempera per le scene e i costumi rivelano la magia che Napoli suscitò in lui e quanto rimase colpito dal teatro popolare italiano. Una magia colta tra le atmosfere italiane che fanno ancor più grande l'opera di Picasso ma che l'ortodossia cubista condannò.

Maria Teresa Ferrari
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