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Mondo Libri

30.03.2010

Mobbing, quando il lavoro diventa causa di malattia

Annette Pehnt
Annette Pehnt

Mobbing, il dramma di un uomo. La storia di un impiegato licenziato senza ragionee scritta da Annette Pehnt. Lo scorso anno in Germania, sua terra d'origine (è nata nel 1967 a Colonia), ha vinto il prestigioso Premio letterario Thaddaus- Troll; il suo libro esce in Italia per Neri Pozza con un titolo che parla da solo, Mobbing.
L'autrice, dopo innumerevoli esperienze professionali in molti Paesi del mondo, vanta nel suo bagaglio professionale una serie di best sellers, tra cui una delicata storia sulla vecchiaia ambientata in una casa di riposo. Oggi è tornata a vivere in patria con la famiglia, a Friburgo. Fiducia, rispetto e dignità sono valori che non solo vengono meno in questa cruda storia sulla spietatezza del mondo del lavoro e sul diffuso fenomeno di stretta attualità della violenza psicologica gratuita, ma vengono passati al tritacarne e trasformati in disvalori.
Una drammatica realtà di cui fa le spese il protagonista del romanzo della Pehnt, l'impiegato Jo che perde il posto di lavoro dopo essere stato sottoposto a umiliazioni, violenza psicologica, sotterfugi, soprusi, demansionamento, emarginazione e maldicenze.
LICENZIATO «Ci sono riusciti. Licenziato senza preavviso», sono le parole dell'uomo che entra in casa, getta sul tavolo la lettera di benservito e ne dà la notizia alla moglie. La donna gli chiede il perché, cosa sia mai accaduto a quest'uomo, serio, professionale, stimato da amici e colleghi.
Ma non c'è risposta alla sua domanda e non servirà nemmeno l'analisi che i coniugi cercano di fare, alla ricerca di un perché. Il ritratto di un dramma che può colpire all'improvviso, occasione di profonda riflessione sulle incongruenze dei rapporti umani attraverso questo libro-documento che, pur non essendo un saggio, affida al racconto, fitto sia di dialoghi che di flussi di coscienza, l'approfondimento di un tema scottante.
In Italia l'Inail (Istituto nazionale infortuni sul lavoro) ha definito «malattia sociale» quella della pratica persecutoria perpetrata dal datore di lavoro o dai colleghi nei confronti del lavoratore per costringerlo alle dimissioni o a uscire dall'ambito professionale.
Ancora poco denunciato alle autorità competenti, che invece invitano chi ne è vittima a fare nomi e cognomi, il mobbing, che non è una malattia ma può diventane causa, è causa nei soggetti presi di mira di conseguenze gravi, fino al suicidio. La presecuzione sistematica sul lavoro può scatenarsi per i motivi più svariati: dall'invidia al razzismo, dalla diversità di religione o cultura al carrierismo. O semplicemente per il gusto di fare del male agli altri.

Michela Pezzani
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