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Exhibition

25.02.2010

Non sarà il vertice ma è Cima

Paesaggio protagonista anche in questo San Girolamo nel deserto (particolare), uno dei 40 capolavori alla mostra di Cima da Conegliano
Paesaggio protagonista anche in questo San Girolamo nel deserto (particolare), uno dei 40 capolavori alla mostra di Cima da Conegliano

Cima da Conegliano ha dipinto per vent'anni, dalla metà dell'ultimo decennio del XV secolo (era nato fra il 1459 e il 1460) fino al 1517. Due decenni strepitosi, unici nel panorama mondiale della pittura, che vedono insieme al lavoro i grandi veneziani: Giovanni Bellini, Giorgione, Carpaccio, Tiziano, Bartolomeo Montagna, il primo Sebastiano del Piombo. Un vortice che unisce e contrappone Venezia a Firenze, Milano, Bologna e Roma in un susseguirsi di scambi, confronti che potremmo ridurre a una scommessa per la pittura più grande, quella che sarà l'eredità occidentale fino a tutto il XVIII secolo. Forse Cima non fu originale, forse non fu innovatore. Certamente fu un artista aggiornato, attento, calibrato, sensibilissimo; profondamente penetrato in quel paesaggio pedemontano della sua Conegliano, mai dimenticato, anche se, a partire dal 1492 e fino alla morte, salvo rare visite per controllare le proprietà, la sua nuova patria era Venezia.
È nel crogiuolo veneziano che va calata la sua ricerca: dai Vivarini ad Antonello, da Dürer ai fiamminghi che con Venezia mantenevano contatti e nella Serenissima avevano committenti. Ma non mancano anche i riflussi dal entroterra: da Milano e da Padova e Mantova. Andrea Mantegna è conosciuto e amato.
È negli amori di Cima che troviamo la sua storia, come nel paesaggio pedomontano troviamo la sua atmosfera e il clima degli incontri dei suoi santi. Per tutto il resto, si capisce perché Vasari non gli dedicasse che poche righe elogiative quanto generiche. È dunque fondamentale ed eccezionale la mostra (curata da Federico Villa dell'università di Bergamo) che la città di Conegliano gli dedica, a 25 anni di distanza dalla fondamentale monografia di Peter Humfrey e a 50 dalla mostra curata da Luigi Menegazzi nel palazzo dei Trecento di Treviso, allestita da Carlo Scarpa. Quaranta opere, provenienti dalle più importanti gallerie mondiali (National Gallery di Londra e di Washington, Gallerie dell'Accademia di Venezia, Petit Palais di Parigi, e varie gallerie civiche italiane): 40 opere che illustrano in maniera esemplare ed esaustiva il cammino di Cima; pittore prodigo di firme (per cui risulta sufficientemente facile la costruzione del suo regesto) quanto avaro di date, per cui anche questa mostra servirà per tentare nuove sistemazioni cronologiche.
Due cenni biografici per questo grande caduto nel cono d'ombra dei dimenticati nel XIX secolo: nasce fra il 1459 e il 1460. Il nome Cima è la forma ridotta di Cimador, lavoratore delle stoffe, il mestiere della sua famiglia: ricco e benestante fu sempre Giovanni Battista pittore. Nel 1486 la prima commissione: un gonfalone per la Scuola dei Calegheri di Conegliano. Nel 1489 la prima impresa importante, la pala per la chiesa di San Bartolomeo a Vicenza (che apre la mostra). La firma e la data: Joannes Baptista de Conegliano fecit 1489 adì primo marzo. Si trasferisce a Venezia, apre bottega e firma varie pale d'altare nel 1494, nel 1499, nel 1504 e nel 1510. Alcuni viaggi a Parma, Bologna e Carpi fra il 1500 e il 1515. La morte si può collocare fra l'ottobre del 1517 e il novembre del 1518. La mostra si articola cronologicamente e va guardata come si guarda un paesaggio, e in esso l'apparizione dei santi che vi abitano con la semplicità degli abitanti che quei luoghi, indisturbati, continuano ad abitare e percorrere, va fatta con calma.
Le prime due sale aprono alla visione del paesaggio veneto e fanno scoprire che le colline, i dossi, le montagne che Cima dipinge dietro le sue tante Modonne con Bambino erano vedibili fino a pochi decenni fa, così come le vedeva lui: paesaggi naturali, al vero, dipinti con minuzia alla fiamminga. Le altre cinque sale sono contassegnate dal una pala di riferimento, incominciando con Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giacomo e Girolamo (Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati di Vicenza), la più famosa delle pale di Cima, quella che troverete su tutti i manuali di storia dell'arte per via di quel pergolato di vite che Roberto Longhi ha decantato. Quindi la pala con il Riposo nella fuga in Egitto con i santi Giovanni Battista e Lucia. Ancora: Madonna con il Bambino e i santi Michele Arcangelo e Andrea (Galleria Nazionale di Parma) e quel capolavoro in assoluto, Incredulità di san Tommaso.
La mostra è accompagnata da un ricco catalogo (Marsilio) che per la prima volta contiene una completa ricognizione archivistica di Manuela Barausse e la ricerca sulla pittura profana di Cima curata da Margaret Binotto.

Francesco Butturini
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