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Exhibition

29.07.2009

Maffeo d'Arcole, un percorso artistico lungo quindici anni

Un’opera di Maffeo d’Arcole esposta in sala Birolli
Un’opera di Maffeo d’Arcole esposta in sala Birolli

Maffeo Burati, meglio conosciuto come Maffeo d'Arcole dove è nato nel 1949, ultimo di otto fratelli, in una famiglia contadina, dopo un paziente percorso di lavoro e di studio, è oggi considerato uno degli artisti più eclettici e innovativi. Oltre che pittore e scultore, Maffeo è autore, regista e scenografo di cortometraggi e lungometraggi, come Il tempo dei tabarri sullo scontro fra i valori contadini e i dettati della civiltà odierna. Sette porte sul tema della morte. Le cassette, che racconta la vita delle mondine. Un prete in campo, storia di un curato che ha operato ad Arcole dal 1901 al 1931, bonificando terreni e dando lavoro a molti braccianti destinati all'emigrazione.
Ora con «Maffeo d'Arcole - Impressioni del Terzo Millennio», mostra ospitata, con il Patrocinio del Comune Assessorato alla Cultura, in Sala Birolli (ex Macello) fino al 2 agosto (orario 10.30-12, 16.30-20.30), si può ripercorrere un cammino d'arte compreso fra il 1993 al 2008. Fuori, nel giardino, svettano le sagome di «Popoli in cammino», un'installazione quasi spettrale costruita con i vecchi assiti dei solai delle case coloniche abbandonate. «Questi legni hanno ora una vita nuova, e rappresentano chi è costretto ad emigrare da un continente all'altro, per trovare lavoro e ambienti nuovi», dice Maffeo.
L'interno della sala è gremito da enormi e sconvolgenti immagini su tela, dove grafismo preistorico, espressionismo astratto, pop art e foto-collage si fondono spesso su una superficie ricoperta da fogli di giornale, simbolo della quotidianità. Nel normale ménage rientrano infatti avvenimenti confortanti, oppure inaccettabili. Accanto alle immagini benedicenti di papa Wojtyla e di papa Ratzinger e alla delizia del polittico Primavera, Maffeo accosta opere che accusano la mancanza di libertà, la povertà che uccide bambini di mezzo mondo, l'arrivismo che lega l'uomo con la fune del potere, l'instabilità delle messe sempre pronte ad obbedire ad un unico capo o ad aggregarsi in piccoli gruppi. Inoltre, l'artista nutre un grande interesse per le forme di cavalli, bisonti, buoi muschiati, lupi, tori che, nella valenza metaforica, prorompono con la naturalezza della loro animalità. Inedita la rappresentazione dei 12 Apostoli che, in effetti, sono 11. «Il dodicesimo sei tu che guardi», dice Maffeo. Non sfuggono nell'analisi i volti incappucciati di chi non vuole vedere la realtà, mentre i corpi sono di donna con evidenti mammelle, fonti di vita. Nell'aria svolazzano occhiali. «La società attuale non ha bisogno di occhiali perché preferisce usare un occhio solo».

Vera Meneguzzo
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