L'intervista

Matteo Casarotto: «Ringrazio i miei e Juanito, il top Virtus, ho ancora tanta fame»

Matteo Casarotto, 24 anni da Monticello di Fara, Comune di Sarego, che contro il Mantova ha segnato il gol partita
Le lacrime di gioia di Matteo Casarotto, tra Danti e Mazzolo, dopo il gol partita
Le lacrime di gioia di Matteo Casarotto, tra Danti e Mazzolo, dopo il gol partita
Le lacrime di gioia di Matteo Casarotto, tra Danti e Mazzolo, dopo il gol partita
Le lacrime di gioia di Matteo Casarotto, tra Danti e Mazzolo, dopo il gol partita

Ci sono giorni che vorresti veder durare settimane.  Quelli che possono trasformare un giocatore e scompigliargli la carriera. 
Momenti di gloria dentro un campo di calcio, intermezzi da eroe nelle circostanze meno prevedibili. 

Matteo Casarotto, 24 anni da Monticello di Fara, Comune di Sarego, ha attraversato la felicità. Che dura quel che dura ma lascia carezze nell’anima anche il giorno dopo. Quello in cui la sbornia è metabolizzata ma si leggono meglio i fatti. 
Mantova ribaltato sul suo campo, un gol e due assist in tre quarti d’ora, la Virtus fuori dai guai e quel pallone cacciato nel sacco oltre il novantesimo che ti proietta per qualche secondo nella più dolce incoscienza: «Adesso me la godo, certo», racconta il bomber al risveglio, il lunedì, «ma il momento più bello è sempre quello in cui vedi il pallone entrare con tutti i compagni che vengono ad abbracciarti dopo che hai vinto una partita così, alla fine».

Riviviamo tutto allora: lo scatto, il tiro, la corsa verso la panchina. E qualche lacrima...
Sì, ero molto dispiaciuto qualche minuto prima per aver sbagliato il 3-2. Poi i compagni mi hanno tranquillizzato, assicurandomi che un’altra occasione sarebbe arrivata. E quando è capitato ho iniziato a correre che, te lo giuro, non sapevo neanche dove stavo andando. Penso che, se avessi voluto, sarei potuto tornare pure a Verona correndo...

Bel modo di celebrare il primo gol tra i “prof”.
Mi mancava, onestamente. Far gol è bello e passare trenta partite senza mai segnare è dura. Però per come è arrivato, per la squadra, per me stesso, al 90’ e in dieci... Penso che chiunque avrebbe fatto la firma per segnare il primo gol in C così.

Una domenica del genere quanto può cambiare nel suo percorso, nella sua carriera, nelle sue consapevolezze?
Mentalmente mi dà una mano ma dico anche che non ero scarso prima quando giocavo poco e non facevo gol e non sono diventato un fenomeno adesso perché ho fatto un gol e due assist in una partita. Ora si torna a lavorare ed è meglio mettersi tutto alle spalle perché l’obiettivo è quello di ripetersi già sabato: c’è una partita importante contro il Padova.

A Mantova ha vissuto la domenica più bella della sua carriera?
Sì, senza ombra di dubbio.

Cosa è rimasto del centravanti che giocava in Eccellenza e cosa invece hanno insegnato questi sei, sette mesi alla Virtus?
Dall’Eccellenza mi sono portato dietro la fame, la voglia di non mollare mai. La C invece mi fa pensare di poter fare solo il calciatore nella vita. A un certo punto non ci pensavo più e invece ora spero di poter continuare così e togliermi altre soddisfazioni.

Mai pensato in questi mesi di non essere all’altezza della categoria? Di fare un passo indietro, anche a gennaio?
Sì, sono onesto. Abituato com’ero a giocare sempre ho avuto momenti difficili ma anche persone - dai miei genitori al mio procuratore - che mi hanno spiegato che era normale far fatica, venendo da due categorie sotto, e che bisognava soltanto continuare a lavorare.

Anche dentro la Virtus c’è stato qualcuno, in particolare, che le ha suggerito di tenere duro?
Per quello devo ringraziare Juanito, sempre pronto a darmi una mano quando ero giù. Le sue parole, anche due parole, mi facevano la differenza. Persone come lui - che ha fatto anni in A e si fermava a dare consigli a un ragazzo venuto dall’Eccellenza - ne ho conosciute poche.

È per quello gli ha fatto quel cross per il 2-2...
Esatto (risata)...

Qual è stato il complimento, il messaggio più prezioso ricevuto dopo l’exploit del Martelli?
Penso un vocale del gruppo della famiglia di mia mamma Sonia, che stava quasi piangendo mentre era a casa che mi guardava in tv.

Dediche particolari?
Verso la mia famiglia. E ci metto anche papà Marcello e mia sorella Eleonora. Poi alla mia morosa, Aurora, e a mio Nonno Gianni, da Milano: so che mi segue sempre anche se non lo vedo spesso. Sì, questo gol è anche per lui.

Nel torneo della Virtus invece cosa cambia questa vittoria?
Ci dà tanto morale anche pensando alle concorrenti, che hanno vinto ancora, quasi tutte. È stata una fortuna recuperare una gara come quella di Mantova. Siamo una bella squadra. Un gruppo unito capace di puntare compatto verso lo stesso obiettivo.

Un occhio alla classifica: d’istinto Casarotto punta verso l’alto e a questi playoff, non troppo distanti, o tende a guardarsi ancora le spalle?
Ripeto: bisogna arrivare il prima possibile alla salvezza ma per quelli che siamo, con un po’ di fortuna e qualche risultato, possiamo guardare anche ai playoff. 

E l’obiettivo personale di Casarotto, da qui a maggio? Non si è fissato un tetto di presenze, un limite di gol?
Ribadisco: non ero scarso prima e non sono un fenomeno adesso. Continuo ad allenarmi a tremila e spero di giocare di più. Ma deciderà Gigi. Io da parte mia so che cercherò di dare sempre il mio massimo per la squadra.

Sabato insomma col Padova vedremo Casarotto dal 1’?
La speranza c’è ma io penso soprattutto al lavoro. Se capiterà cercherò di dare tutto quel che ho, come sempre. 

Annotazione: Casarotto è stato protagonista anche sui quotidiani di Mantova. C’era un 8 pure sulla Gazzetta. Che effetto fanno i riconoscimenti del nemico?
Sono felice. I complimenti degli avversari fanno il doppio del piacere.

Che aggettivo preferirebbe leggere accostato al suo cognome? Trascinatore? Imprendibile? Determinante?
Direi trascinatore perché, anche se sono qui da pochi mesi, quando vado in campo (ma anche quando sono in panchina) cerco sempre di incitare i compagni. La squadra rimane la prima cosa. 

Francesco Arioli

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