In campo oggi al Piola

Virtus all'esame Novara, in Piemonte per rilanciarsi

Gigi Fresco e lo staff della Virtus (fotoExpress)
Gigi Fresco e lo staff della Virtus (fotoExpress)
Gigi Fresco e lo staff della Virtus (fotoExpress)
Gigi Fresco e lo staff della Virtus (fotoExpress)

Alla scoperta di se stessa. Ha fretta di capire la Virtus, anche se qualche indizio l’ha già raccolto. A Novara ne immagazzinerà altri, davanti ad una squadra di talento ed una società che ha saputo velocemente riprendersi la Serie C da cui è stata sbattuta fuori la scorsa estate dopo la bocciatura della Covisoc. Capace di rialzarsi in fretta, sotto altra veste. Decaduta come il Chievo, rinata di prepotenza e adesso senza alcuna intenzione soltanto di vivacchiare in Lega Pro. Il test è severo, montagna non proprio altissima come il Pordenone martedì ma pur sempre davanti ad un sicuro attore protagonista del girone.

VARI CEROTTI

Gigi Fresco è ancora senza Cella, privo quindi del generale di una difesa che così non può essere proprio sicurissima. Tornerà per la prossima contro la Feralpisalò, nel frattempo però bisognerà aggrapparsi ad altre alchimie. Alla ricerca di certezze non sempre trovate. Anche Mazzolo ha alzato bandiera bianca per una distorsione alla caviglia sinistra. Out pure Zarpellon a causa di un problema muscolare ad un polpaccio, una carta in meno per una zona offensiva che dovrebbe ritrovare a pieno regime Sinani, non al meglio col Pordenone per un ginocchio in disordine, delegando al solito Danti il compito di legare con qualità il gioco negli ultimi quaranta metri e aggredire la porta, a segno nelle prime due con Lecco e Piacenza. C’è ma probabilmente solo per onor di firma Nalini, costretto a convivere con una fastidiosa contusione. Ennesimo colpo alla sua ardente voglia di continuità.

OLTRE IL LIMITE

Avrà bisogno di riempire la contesa senza sosta la Virtus, sulla fascia sinistra di nuovo con Amadio e Talarico restituito al corridoio di destra dopo i compiti da mezzala che ha avuto sulle spalle col Pordenone. Tutti gli altri sono chiamati a far lievitare il proprio rendimento, senza esitare troppo. Dagli equilibri della difesa alle marce della mediana, dove s’aspettano segnali forti soprattutto da Lonardi e dove Hallfredsson va anche aiutato perché a 38 anni non può più essere la macchina che era un tempo. La miscela resta intrigante, gli effetti ancora sconosciuti. Molto dipenderà dalla raccolta, terminata la semina. Quindi dal fatturato nell’area avversaria, dalla dimensione che raggiungerà Sinani e dai progressi di tutti gli altri. Per arrivare, goccia dopo goccia, ai 45 punti dove c’è la soglia di sicurezza. «Dobbiamo restare tranquilli e sereni. Il cammino è lungo, siamo ancora alla ricerca della quadratura del cerchio. Il calendario», il punto di Fresco, «non ci dà una mano ma sappiamo benissimo che questo girone è durissimo. Cambi? Abbiamo provato qualcosa in questi giorni, sia come uomini che come schieramento».

CUORE E ANIMA

Oggi altre verità, anche se di appelli ce ne saranno ancora tanti altri. «La gara è in fondo lo specchio del valore del campionato, se pensiamo che il Novara è solo una matricola», la fotografia di Matteo Corradini, direttore sportivo della Virtus che dopo la Feralpi andrà a far visita alla Triestina. Nel pieno di un pericoloso vortice. Lecito chiedere tempo, normale pretendere pazienza, logico anche però immaginare una stagione a nuotare più di una volta controcorrente. A soffrire ed anche parecchio, a rincorrere squadre semplicemente più attrezzate.

Vietato sedersi, così come pensare che la Lega Pro sia un punto d’arrivo. Giusto, ma la Virtus ha bisogno che tutti alzino la propria asticella. Specie chi ormai in Serie C ha dimostrato di saperci stare bene. Non basta. Il Novara ha visto nel 2011 di nuovo la Serie A, seppur velocemente, doppia promozione di fila colta dalla mano sicura di Attilio Tesser. Un ricordo che la piazza ha riesumato e lucidato a dovere, impresa che il Novara di oggi sotto sotto conta di poter replicare. Il cliente è scomodissimo, ha organizzazione e varianti ovunque. Ha entusiasmo, atletismo e tecnica in abbondanza. Pieno di assi per la categoria, più la scommessa Nikola Buric che a Legnago seppur ad intermittenza ha mostrato qualità vere. Solo un contorno però, in una rosa che si appoggia a ben altri pilastri. Ci sarà da stringere i denti, pallone dopo pallone. E osare quando si può. Senza mai abbassare la testa. Una delle tanti dure missioni che attendono la Virtus. Con qualche freno qua e là, ma anche il fermo desiderio di ribattere colpo su colpo. Senza indietreggiare mai. 

Alessandro De Pietro