Serie C

Nalini: «Con quel gol sono rinato. Non potevo che tornare qui, lo dovevo alla Virtus»

Tornato in Serie C nella squadra che l'ha lanciato, il centrocampista veronese già protagonista in A col Crotone, racconta la sua «seconda vita» calcistica
Andrea Nalini svetta di testa
Andrea Nalini svetta di testa
Andrea Nalini svetta di testa
Andrea Nalini svetta di testa

Il suo mondo sarebbe un altro. Non certo la Lega Pro. Anche se Andrea Nalini potrà sempre dire che lui in Serie A c’è stato e che in fondo può andar bene così. L’ex operaio dell’Aia di Nogarole Rocca cinque anni fa salvò il Crotone con una doppietta all’ultima giornata alla Lazio di Simone Inzaghi e Immobile, prima che il suo fisico cominciasse a scricchiolare. Da un dottore all’altro, a perdere colpi ma non il talento. Sopraffino. È tornato Nalini, l’asso che prima o poi avrebbe riacceso la Virtus. Come domenica con la Pergolettese

Luce vera, con tanto di dedica che viene dal cuore. 
A mio zio Remo. Se n’è andato poco prima della partita. Mi è stato sempre molto vicino, sarà sempre con me. E grazie anche alla mia famiglia, a mia moglie Yasmine e mio figlio Elia, per avermi sostenuto in questo momento difficile. 


Sincero: quanto le sta stretta la Lega Pro? 
Onestamente quando sono in condizione so di poter dire la mia anche in categorie superiori. Anche in B. Magari pure in Serie A, ma per andare così in alto deve funzionare tutto. Testa, gambe e tanto altro». 


Finiti i rimpianti o ce ne sono ancora?
Dentro di me rimarranno sempre, non c’è niente da fare. Devo però ormai convivere con il presente. Adesso mi sento bene, quello conta. 


Di nuovo tirato a lucido… 
Ho fatto un lavoro specifico che mi ha aiutato molto, il peggio è passato ma non è finita. Devo fare sempre mille esercizi in più rispetto ai miei compagni. Verità per verità invidio uno come Hallfredsson che arriva al campo e va subito a mille senza dover far nulla nonostante i suoi 38 anni. Per me è diverso. 

 

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Anche la Virtus va piuttosto bene ora 
Servivano queste due vittorie, ci siamo rimessi in carreggiata alla grande. Non dobbiamo fermarci ora. Cercando di raccogliere il più possibile fra Pro Sesto e Albinoleffe. 


Metterebbe la firma per quattro punti? 
Direi di sì, ora possiamo più che mai giocarcela con tutti. 


La Pro Sesto è così forte come dice la classifica? 
Si aiutano tutti, hanno tanta carica, sanno sempre cosa fare. Li abbiamo visti. Buona squadra davvero.


Cosa è cambiato con Trento e Pergolettese? 
Niente di particolare, di prestazioni buone ne avevamo fatte tante anche quando le cose non giravano. Il gol era un problema, ma eravamo convinti che prima o poi l’avremmo risolto. Siamo spesso stati condannati dagli episodi. Solo con la Pro Vercelli abbiamo sbagliato partita. Il gruppo ha sempre marciato forte. 


Quanto vi ha dato Fabbro? 
È stata una bella aggiunta. Corre tantissimo, è molto generoso, fa tanto lavoro sporco. Domenica lui ha stancato i difensori, poi io e Gomez abbiamo completato l’opera». 


La definizione del gol di Crema? 
È stato quello della definitiva rinascita, almeno mi auguro. La Virtus mi ha dato tanto, devo sdebitarmi al più presto.


Perché non ha provato a restare in B? 
Sentivo in effetti di poter sparare ancora qualche cartuccia. Ero svincolato fra l’altro. Qualche chiacchiera ci fu. Un po’ l’Alessandria, un po’ il Como. Quando poi capii che non c’erano margini e che avevo offerte per lo più dalla Lega Pro ho sgomberato il campo. Non potevo che tornare alla Virtus. 


In fondo la storia della Virtus nei professionisti è partita dai suoi piedi 
La doppietta di Foligno alla Casertana. I playoff nostri, la C2, il sogno che s’avvera. Anche per me tutto è cominciato lì. 


Gli amici ancora in Serie A? Ne sono rimasti? 
Sento Faraoni e Ceccherini, con me a Crotone. Sento Barberis, adesso al Monza. Sono rimasto in contatto con Stroppa e Zenga, ma anche coi collaboratori di Nicola. 


Al Verona cosa non ha funzionato davvero? 
Non è partito con le dinamiche di gioco a cui era abituato. Gli stessi problemi avuti con Di Francesco. Poi sono subentrati gli equivoci di mercato, la sfiducia e tutto il resto. Quando una squadra non gira le cause sono tante.

 

Spiragli? Al suo Crotone la grande rimonta riuscì.

Nicola premeva molto sul lavoro quotidiano, sul desiderio di oltrepassare sempre i nostri limiti. E crescere, dal punto di vista fisico ed agonistico. La stessa mentalità che, v’assicuro, sta cercando di acquisire il Verona. Tutti ci sentimmo importanti in quel Crotone. Quello è il segreto. 

 

L’Hellas andava a vederlo in motorino 
«Il ritrovo con gli amici di sempre a Villafranca, poi tutti allo stadio. Era il Verona di Serie C. Quello di Jorginho, ma anche quello dei miei compagni Hallfredsson e Gomez. 


L’ha trovato cambiato Fresco? 
Lui non cambia mai, è quello di sempre. Dovrò sempre dirgli grazie. 


Il prossimo passo? 
Una bella salvezza, il primo ed unico pensiero oggi. 

Alessandro De Pietro

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