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Thomas Ceccon: «Il record mi ha cambiato. Ma voglio rimanere umile»

Thomas Ceccon al centro federale Castagnetti ieri durante una pausa degli allenamenti FOTOEXPRESS
Thomas Ceccon al centro federale Castagnetti ieri durante una pausa degli allenamenti FOTOEXPRESS
Anna Perlini intervista Thomas Ceccon (video Fotoexpress)

Può un record del mondo cambiare la vita? Thomas Ceccon, che il primato l’ha centrato nei 100 dorso ai Mondiali di Budapest spiega: «Nì, ma verrò visto diversamente, in pochi in Italia ci siamo riusciti. Spero e voglio rimanere la stessa persona, umile e con i piedi per terra, gli stessi sacrifici. È un ringraziamento a me stesso e a quelli che mi stanno vicino, il tecnico Alberto Burlina e la sua vita da pendolare come ho fatto fino ai 16 anni, e Riccardo Wenter, la fisioterapista Paola Moreschi, i miei genitori Loris e Gioia».

 

Ripensa a quella gara? «Tante volte, anche ieri nelle bracciate a dorso mi dicevo: Thomas, hai il record del mondo. Dovrò gestire la pressione che io stesso mi creo, e le prossime gare non sarò più lo stesso. Da outsider era più facile, ai Giochi di Tokyo sono arrivato quarto partendo da decimo, ora sono il recordman. Agli Europei di Roma sarò il super favorito, ci sarà il greco Christou, non i russi o gli americani, gareggiamo in casa con gli spalti pieni».

 

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Magari Federica Pellegrini che con quella pressione ha convissuto fino a dicembre, potrà darle qualche consiglio. «Non l’ho ancora vista, ma un confronto sarebbe interessante». Nella staffetta 4x100 mista ha detto che senza Federica è mancata la magia. «Lei ci dava sicurezza ed esperienza nella gestione della gara. Se siamo arrivati quinti per 13/100 mi prendo le mie colpe, due decimi li potevo limare partendo meglio». La squadra azzurra ha infiammato l’Italia, e anche i tifosi stranieri. «Ventinove atleti, ci conosciamo tutti e non c’è più nessuno che possa infastidire. Abbiamo imparato a condividere ed è uscito l’oro nella staffetta mista 4x100. Gregorio (Paltrinieri 1.500 stile) e Nicolò (Martinenghi 100 rana) ci hanno dato energia; Noè Ponti (nazionale svizzero) mi ha detto che si era gasato con i miei 100 dorso».

 

Era considerato un cavallo pazzo... «Ho fatto le mie bravate, ho preso le mie sgridate. Qualche cavolata la faccio ancora ma in vasca sono il primo a mettere la testa a posto. I tanti appuntamenti di Budapest mi hanno tenuto concentrato fino in fondo». Ripensa a quando decise di vivere a Verona? «Feci una storia sui social, il cartello stradale con la scritta Verona è nella galleria del mio cellulare».

 

L’allenatore Esiste un sistema Verona? «Dopo Federica, Thomas rappresenta la continuità nei risultati. Federazione, amministrazione comunale e società ci credono e ai Mondiali di Budapest c’erano tre atleti che si allenano qui (Carini, Scalia e Ceccon), tre sono in partenza per i Giochi del Mediterraneo (Zofkova, Pizzini e Cusinato), della Leosport tre per gli Europei juniores», racconta Alberto Burlina. Il record del 100 dorso era nell’aria? «Nel ultimi tempi c’erano stati miglioramenti sensibili, nella vasca di ritorno e alla partenza dai blocchi, che facevano sperare, ma un conto dirlo e un conto è arrivare a vincere la medaglia, con il record poi. Con il 51”60 Thomas ha abbassato di 25/100 il record dell’americano Murphy ai Giochi di Rio 2016. A Las Palmas nel raduno con i velocisti ha svolto un bel lavoro di forza e a Budapest è sceso in vasca nel momento giusto, carico di fisico e di testa. Ci credeva in una bella prestazione, è venuto anche il tempo, è stato bravissimo».

 

La famiglia Loris Ceccon, quando avete capito di avere un campione in casa? «Thomas aveva caratteristiche antropomorfiche, spalle larghe, vita stretta e baricentro basso, e predisposizione all’acqua. Accantonate le lezioni di tennis e di sci, abbiamo creduto nel lavoro di Alberto Burlina e Anna Vallarsa senza fantasticare». L’età adolescenziale può fare deragliare anche una grande promessa. «Abitiamo a Magrè di Schio. Una società di Rosà ci scartò pensando che ci saremo stancati di andare avanti e indietro in aiuto, per Creazzo erano 60 chilometri sei volte la settimana. Eravamo allo stremo, la scuola non faceva sconti. L’alternativa era Ostia (troppo lontana), Gioia si è trasferita con Thomas sedicenne a Verona per garantirgli la vita ideale, io e il fratello Efrem a Schio, la famiglia si riuniva nel week-end». Un progetto ad hoc. «Gioia si è licenziata, io arrivo a svolgere anche tre lavori, da 10 anni le nostre ferie sono a Verona. La Leosport e la Federazione ci hanno dato una mano. Abbiamo affittato un appartamento in corso Milano, al centro federale ci va in bicicletta, ha concluso gli studi privatamente».

 

È stato spesso definito un cavallo pazzo. «Falsa immagine. In Nazionale ha faticato a inserirsi, non portava rispetto ai più vecchi che imponevano la gerarchia. Non è un ribelle perché porta i capelli lunghi e si tiene i baffi, anzi è molto riservato». Quella smorfia che ha fatto quando ha saputo di aver abbassato il record del mondo? «Una questione di carattere».

Anna Perlini