TAPPA PER TAPPA

SuperFede, sei infinita. La vasca e Verona? Sono affari di cuore

Federica Pellegrini a Tokyo per l’ultima Olimpiade (la quinta) disputata
Federica Pellegrini a Tokyo per l’ultima Olimpiade (la quinta) disputata
Federica Pellegrini a Tokyo per l’ultima Olimpiade (la quinta) disputata
Federica Pellegrini a Tokyo per l’ultima Olimpiade (la quinta) disputata

Una vita strepitosa, un’uscita da star. Vincente, come quindici dei suoi 33 anni passati a Verona. L’1’52”98 nei 200, record imbattuto da oltre 12 anni, è figlio di allenamenti militareschi (16 chilometri al dì) che Federica Pellegrini accettò da Alberto Castagnetti senza battere ciglio. Già argento ad Atene 2004 a 16 anni e 12 giorni, con il tecnico scaligero vinse l’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008 e a Roma 2009 firmò la doppietta iridata nei 200 (con quel tempo da sogno) e nei 400 stile libero prima donna a scendere sotto i 4 minuti. Poi altre medaglie.

 

Unica Sei record mondiali in vasca lunga, l’unica del nuoto italiano ad aver partecipato a cinque edizioni olimpiche ed altrettante finali consecutive nella stessa gara, ad aver firmato la doppietta iridata 200-400 in due edizioni consecutive (Roma 2009 e Shanghai 2011), ad aver conquistato otto medaglie mondiali in altrettante edizioni consecutive nella stessa gara. Ovvero argento a Montreal 2005, bronzo a Melbourne 2007, oro a Roma 2009 e Shanghai 2011, argento a Barcellona 2013 e Kazan 2015, dove conquista anche l’argento con la 4x200, oro a Budapest 2019 e Gwangju 2021. Un elenco pazzesco, una raffica di emozioni e sorrisi da togliere il fiato.

 

Settembre 2006 SuperFede arrivò al Centro federale, forte dell’argento di Atene ma fisicamente provata, lamentando il dolore alla spalla. Aveva 17 anni e tanta timidezza. Nelle interviste rispondeva a monosillabi, della futura star dei “talent” non c’era ancora traccia. Tutte le sue virtù sportive però stavano per esplodere.

 

Gli uomini di Fede Si trovò a suo agio con Massimiliano Rosolino e Emiliano Brembilla. Dagli alti e bassi all’acuto dei Mondiali di Melbourne, bronzo nei 200 con primato in semifinale che poi le soffiò Laure Manadou. «A Pechino farà ancora meglio», garantì Castagnetti. Con la francese la rivalità aveva per nome Luca Marin. Lui, specializzato nei 400 misti, si spostò a Verona, Castagnetti temeva però che la relazione potesse distogliere Federica dagli impegni agonistici. E invece Marin le fu accanto quando il 12 ottobre il tecnico veronese morì. Era stato operato al cuore un mese prima e per stargli vicino la campionessa aveva rinunciato a un viaggio negli Stati Uniti.

 

Il lutto «Alberto era un figura protettiva, una figura speciale. Ora sarò davanti a tutti senza alcuna protezione e senza alcun punto di riferimento. Ora bisognerà inventarsi tutto di nuovo e non sarà facile», disse fra le lacrime. Il giorno dopo la morte di Castagnetti arrivarono a Verona i vertici della Federnuoto, dividendosi fra Arbizzano, il centro federale e l’hotel Borghetti di Parona, dove gli azzurri pranzavano, ma a sostenere Federica davanti ai giornalisti e alle telecamere c’era Marin (il legame si interruppe nel 2011).

 

La personalità del ct C’è un episodio che rappresenta la forza morale di Castagnetti. Contagiò con la lirica i suoi atleti, insegnò loro a mangiare bene e ad aver rispetto. Quando al palazzo della Provincia Federica non si presentò per le premiazioni, lui sbottò: «Se non si dà una regolata, il nostro sodalizio potrebbe concludersi qui». All’Europeo di Eindhoven 2008, dopo l’oro nei 400 stile, fece il segno del «bla bla bla» rivolto al giudice che l’aveva squalificata tre giorni prima, e a Castagnetti: «È sempre stato molto critico». Ma come succede fra padre (putativo) e figlia (acquisita) torna sempre il sereno e lui la sostenne a Pechino 2008, quando fu presa da un attacco di ansia nei 400. Seguirono Federico Bonifacenti, poi Stefano Morini ma più che nei vice Federica provò a cercare Alberto nel burbero Philippe Lucas.

 

Il capitolo Giunta Il 13 febbraio 2013, delusa dai risultati di Londra 2012, con Magnini che voleva tornare ad essere competitivo, e Matteo Giunta che li allenava “in clandestinità” al centro federale, annunciarono il trasloco a Narbonne. Cosa succederà al centro federale privo della sua star?, si chiesero in molti, temendo che la Fin ritirasse l’accordo con l’amministrazione comunale. Un anno dopo la Divina affondò le radici nelle acque di via Galliano, con Giunta allenatore, che poi divenne suo compagno di vita.

 

Le chiavi della città Il 30 settembre 2017, per ringraziarla «per aver scelto Verona che l’ha accolta come una figlia», il sindaco Federico Sboarina la fece anche formalmente scaligera. Lei era già novella Giulietta di Verona. «Vivo a Verona dal 2006 e ho appena preso la residenza. Verona è la mia città, indipendentemente dal nuoto», disse. E da qui non si sposterà neppure ora.

Anna Perlini