«La Tezenis è un amore folle Porte chiuse? Insostenibile»

Bobby Jones in difesa nell’ultimo match di SuperCoppa contro Mantova FOTOEXPRESS ZATTARINGiorgio Pedrollo al suo pc alla Pentax, azienda di famiglia
Bobby Jones in difesa nell’ultimo match di SuperCoppa contro Mantova FOTOEXPRESS ZATTARINGiorgio Pedrollo al suo pc alla Pentax, azienda di famiglia

Pensieri. Che viaggiano da Verona a Veronella. Tratta familiare per Giorgio Pedrollo. Da casa alla seconda casa, la Pentax, sede dell’azienda di famiglia. «Ero uno di quelli che non si faceva prendere dall’ansia...» racconta seduto davanti al suo pc. Fuori il sole. Allo specchio invece «mi vedo con addosso questa mascherina nera» sospira. E ripensa all’ultima partita della Tezenis, domenica scorsa con Mantova. «Eravamo poco più di quattrocento. Il sette per cento della capienza del palasport. La gente è stata brava, ha tifato. Ma con addosso una mascherina, tutto è irreale». Pedrollo, la parola che fa paura a tutti è ancora “lockdown“ «La parola che più uso di questi tempi è: tristezza. Tutto il mondo è triste con la mascherina. Anche quello del basket». Vi hanno fatto slittare di una settimana l’inizio del campionato. Si va al 22 novembre. Inizierete a Milano. Forse «Spero. Ma tutto mi terrorizza. Leggo, guardo, ascolto. I contagi fanno paura. E - restando nel mondo della pallacanestro - viaggiamo ancora in un mare di incertezze. Purtroppo non siamo come la Cina. Sono caduti, si sono rialzati. Si sono affidati a regole e disciplina. Hanno creato le loro certezze. Mi pare siano riusciti a fare anche qualcosa come dieci milioni di tamponi in cinque giorni. L’efficienza aiuta. Pure le idee chiare. Serve un percorso condiviso». Si vocifera che qualche club di A vorrebbe posticipare ancora l’inizio della stagione. Fino a quando non sarà possibile riaprire i palazzetti. Lei? «Io dico che il “porte chiuse“ è insostenibile per molti. Ma questo è il momento di guardarsi seriamente negli occhi e dirsi come stanno le cose. Io resto ai fatti: iniziamo il 21 novembre». E se il “porte chiuse“ si protraesse a lungo? Magari per tutta la stagione? «Dura, durissima per tutti. Ma la Tezenis è la nostra follia. La mia, quella di mio padre Gianluigi. Pure quella dei tanti sponsor che hanno deciso di accompagnarci in questo percorso, non sapendo cosa sarebbe accaduto. Nessuno mi ha ancora chiamato. Nessuno si è tirato fuori. Ci hanno dato fiducia. E vogliamo ripagarla». La preseason, fin qui, è stata tutta in salita «Non avete visto la vera Tezenis. Era impossibile vederla. Greene in dieci minuti, contro Ravenna, ha fatto intravedere di cosa è capace. E poi si è infortunato. Pini è finito pure lui in infermeria. Stiamo viaggiando ad una velocità e con situazioni di gioco che non saranno quelle del campionato. La Tezenis si rivelerà al momento giusto. Vi immaginate: Rosselli e Greene che duettano insieme? Le amichevoli e la SuperCoppa non possono accendere il sacro fuoco. Sono una necessaria fase di passaggio. Diciamo che: siamo in gestione di energie che dovranno esplodere sul campo quando si inizierà a fare sul serio». Ceron è solo di passaggio? «Ceron è forte. Ha grandi qualità. E questo non è il momento di fare valutazioni su cosa ha in mente la società. Certe, si tratterebbe di operazione onerosa. Ma il “nuovo mondo“ ci ha insegnato di vivere alla giornata. Meglio pensare a domani e non a dopo domani. Ah, dimenticavo: abbiamo degli eroi in società: ragazzi che oltre ad allenare, hanno vigilato, igienizzato, organizzato, dato tutto. Purtroppo, adesso, si è fermato anche il settore giovanile. Tristezza». •

Simone Antolini